Meglio la tutela dei poveri che i programmi contro la povertà


Uno degli aspetti inquietanti della campagna a sostegno della fede progressista conosciuta come il “Cerchio di Protezione” (Circle of Protection) è che i suoi organizzatori prendono così poco in considerazione - in realtà per niente - la libertà innata della persona umana.

La loro campagna, che ha pubblicato “Una dichiarazione per spiegare perché c’è bisogno di difendersi dai programmi a favore dei poveri” calcola il welfare ricevuto dai “piú bisognosi”nella società americana secondo la quantitá di assistenza pubblica che questi ultimi ricevono dal governo - una visione bizzarra di una comunità che commercia in verità spirituali. I sostenitori del Cerchio di Protezione vedono le persone bloccate nelle loro circostanze, stratificate in masse in modo permanente in una posizione di rivalità, gettati in una lotta di classe dove bisogna cercare la protezione di "potenti lobby". E mentre loro sostengono che i bilanci sono documenti morali, misurano questa moralità fiscale in dollari e centesimi.

Non solo il gruppo del Cerchio di Protezione sembra essere ignaro del potere della carità privata e della possibilità della Chiesa di arrivare ai bisognosi, ma sembra che per loro i poveri non hanno speranza al di fuori delle soluzioni burocratiche. Questa è una visione della persona umana non come un insieme di carne e spirito, ma come un oggetto nelle mani del caso, un numero nelle statistiche e vittima passiva e delle sfide quotidiane e delle difficoltà della vita.

Come risposta alla campagna del Cerchio di Protezione si è formato un altro gruppo di fedeli ma con un punto di vista molto differente a proposito delle questioni di bilancio e del debito che consumerà l’energia politica del Paese nei prossimi mesi. Il gruppo Cristiani per un’economia sostenibile (CASE) sostiene politiche basate più sulla tutela stessa dei poveri che sui programmi di tutela per i poveri (io ne sono un sostenitore). In una lettera al Presidente Obama, il CASE scrive:

Abbiamo bisogno di proteggere i poveri stessi. Anzi, a volte abbiamo bisogno di proteggerli dai tanti programmi che apparentemente si propongono di aiutarli, ma che in realtà li umiliano, danneggiano le loro strutture familiari e li intrappolano nella povertà, nella dipendenza e la disperazione per intere generazioni. Tali programmi sono poco saggi, impietosi e ingiusti.

Ecco la conclusione a cui è arrivato Padre Peter-Michael Preble quando ha osservato che “...gli attuali programmi di governo non fanno altro che rendere schiavi dei programmi i poveri di questo Paese e non fanno nulla per interrompere il ciclo della povertà.” Non si tratta, ha aggiunto, di un pretesto per eliminare qualunque tipo di assistenza pubblica, ma piuttosto di istituire “una rete di sicurezza e non uno stile di vita”.

Nel discutere i meriti del Cerchio di Protezione e dei Cristiani per un’economia sostenibile, Michael Gerson ha scritto che, “l’approccio del Cerchio di Protezione è più necessario”. Facendo delle dichiarazioni contro “i sacrifici sproporzionati fatti dai più vulnerabili”, ha inoltre dichiarato che, “la spesa pubblica destinata al sostegno dei poveri e dei programmi per la sanità su vasta scala è solo una “piccola fetta” della spesa discrezionale ed è sostanzialmente irrilevante per il debito americano a lungo termine”.

Ma questa “piccola fetta” della spesa pubblica è grande e addiritura crescente. Secondo uno studio della Heritage Foundation sulla spesa per il welfare, su 70 programmi sovvenzionati dal governo federale in seguito agli accertamenti sul reddito, “quasi tutti hanno ricevuto generosi incrementi dei fondi da quando Obama è stato eletto presidente”. Il bilancio presidenziale del 2011 aumenterà la spesa per i programmi di welfare del 42% rispetto allo scorso anno quando era in carica il Presidente Bush. L’analista Katherine Bradley ha osservato che “la spesa totale per il welfare (incluse le spese governative) aumenterà fino a 953 miliardi di dollari nel 2011”.

Invece di investire più miliardi per i programmi contro la povertà che si sono dimostrati un fallimento, il CASE sostiene che, “tutti gli americani - in particolare i poveri – debbano beneficiare di politiche economiche sostenibili per una società libera e prospera. Quando la creatività e l'imprenditorialità sono premiate, il risultato è un aumento di produttività e di generosità”. L’obiettivo basilare è la convinzione che la persona umana è in grado di prevedere liberamente e creativamente ciò che potrebbe succedergli nella vita, piuttosto che aspettare l’intervento di un assistente sociale o di un lobbista di Washington.

Quella libertà è la spiegazione del fatto che alcune persone, anche se si trovano in un periodo di difficoltà economica, possono riuscire ad aumentare il loro reddito, anche se sono considerati tra i “più vulnerabili”. Uno studio del Ministero del Tesoro statunitense ha dimostrato che, “quasi il 58% delle famiglie classificate nella categoria di reddito più basso (il più basso 20%) nel 1996, riuscì a raggiungere una categoria di reddito più alto entro il 2005. Allo stesso modo, quasi il 50% delle famiglie appartenenti alla seconda categoria più bassa nel 1996 riuscì a raggiungere una categoria di reddito più alto entro il 2005”. In un'analisi di disuguaglianza di reddito e mobilità sociale, l’economista Thomas Sowell ha scritto che vi è una confusione “tra ciò che sta accadendo alle categorie statistiche e ciò che sta accadendo agli individui in carne ed ossa nel corso del tempo, quando si passa da una categoria statistica ad un'altra”.

Per gli economisti la mobilità del reddito è un dibattito senza fine, ma è la realtà esistenziale di innumerevoli americani che hanno sempre lottato per qualcosa di meglio - o hanno visto infrangersi le loro speranze. Eppure l'unica cosa certa che sembra poter soffocare questa mobilità è un'economia in declino, con poca creazione di occupazione, il tutto aggravato da deficit di bilancio federale e debito sempre più elevati. Ed è quello che otterremo sempre più se domineranno le prescrizioni del Cerchio di Protezione per un "bilancio morale".

Quando i sistemi economici crolleranno, come sta succedendo ultimamente per alcuni programmi di welfare europei, ad essere colpiti per primi e più duramente saranno i poveri, le famiglie della classe operaia, i pensionati - coloro che si trovano ai margini. Se non riusciamo a fare i conti con la nostra realtà, che da un punto di vista fiscale sta prendendo una brutta strada, tutti impareremo, come stanno imparando ora in altri paesi, il reale significato di "veramente vulnerabile".

Nota: l’articolo originale Protect the Poor, Not Poverty Programs è stato pubblicato sul nostro sito il 10 agosto 2011.