Per decenni Joseph Ratzinger ha combattuto la teologia “liberazionista”, il movimento cattolico tragicamente vicino ad uno degli errori ideologici più grandi della storia umana: l’idea che il socialismo possa fornire i mezzi per la salvezza dei poveri. Ora che è diventato Papa Benedetto XVI, quella battaglia è lontana dall’essere vinta. Nel corso della sua visita della settimana scorsa in Brasile, alcuni sacerdoti “liberazionisti”, che predicano un attivismo socialista rivoluzionario, hanno tenuto una sorta di contro conferenza alla Conferenza Episcopale latinoamericana dove Benedetto XVI era andato a parlare.
Il Papa ha reiterato la posizione sempre tenuta che il socialismo non può e non potrà fornire i mezzi per la salvezza dei poveri. Piuttosto, dice, produce “distruzione economica ed ecologica”. E c’è il problema teologico: il socialismo abbraccia una visione materialista della storia umana che è in conflitto con l’attenzione del Vangelo per il cuore umano. Spostare la missione cristiana dal suo obiettivo principale di cambiamento individuale e culturale ad una agenda politicizzata e centrata sullo stato è fatale per la fede.
Chesterton scrisse che l’eresia è verità impazzita e questo ne è un classico esempio. La verità della necessità di una giustizia sociale viene enfatizzata alle spese di ogni altra verità. I “liberazionisti” nascondono gli avvertimenti del Vangelo sul potere, sul sostegno alla proprietà privata (vedi la parabola dei Tesori nel Campo), sull’etica imprenditoriale (parabola dei Talenti) e la chiara dichiarazione di Gesù che il suo regno non è di questo mondo. Lui è il re dei cieli e non, come credevano le persone che lo hanno accolto a Gerusalemme, il re terreno venuto a spodestare il potere secolare.
Negli anni ’80, il Cardinale Joseph Ratzinger chiarì precisamente questi punti: “Dicendo di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, Gesù separa il potere dell’imperatore dal potere di Dio…segnando così dei limiti ad ogni potere terreno e proclamando la libertà della persona che trascende tutti i sistemi politici. A causa di questo limite Gesù è andato incontro alla sua morte, testimoniando con la sua sofferenza il limite del potere. Il cristianesimo non inizia con un rivoluzionario, ma con un martire. L’aumento di libertà che l’umanità deve ai martiri è infinitamente maggiore di quello che deve ai rivoluzionari.”
Come esempio di forma appropriata di azione politica diretta alla libertà umana, Joseph Ratzinger tessé le lodi di Bartolomeo de las Casas, il sacerdote spagnolo del XVI secolo che ebbe un ruolo importante nella fine dell’oppressione dei conquistatori sulle popolazioni indigene delle Americhe. De las Casas condannò la schiavitù perché presupponeva che i non cristiani non avessero diritti e un’anima che meritasse di essere salvata. De las Casas fu critico del potere e un sostenitore genuino della liberazione che non perse mai di vista l’interesse primario per la persona umana.
Negli scritti del passato di Benedetto XVI, troviamo i mezzi per distinguere tra vera e falsa liberazione al punto critico del potere. La vera liberazione non può essere trovata nello stato ma solo attraverso l’esercizio della coscienza e la libertà di farlo. Benedetto XVI vede che la forza motrice che sta dietro l’idea socialista ha radici più profonde che ci portano al cuore teologico della relazione tra stato e salvezza. Dal punto di vista del Papa, esiste un problema molto serio con qualsiasi teologia che veda il cambiamento politico come un mezzo per raggiungere la salvezza sulla terra. Questo non è un problema solo del marxismo o della sua variante “liberazionista”. È un’eresia con una lunga storia alle spalle.
Joseph Ratzinger è stato un promotore del Concilio Vaticano II che ha dichiarato l’inequivocabile diritto umano alla libertà religiosa e di conseguenza la saggezza del separare la chiesa e lo stato. In tutti i suoi scritti successivi, è stato costante nell’attenersi al principio che la chiesa e lo stato seguono obiettivi diversi e che una confusione istituzionale dei due mette in pericolo entrambe la dottrina e la prassi politica.
Questa idea della libertà religiosa ha radici profonde nel cristianesimo (almeno quanto il Vangelo), ma la Chiesa Cattolica ha rinunciato al potere temporale con riluttanza e solo dopo aver perso gli stati pontifici nella seconda metà del XIX secolo. Tuttora esiste una fazione dedita alla restaurazione dell’idea di un stato amministrato da ecclesiastici. La Chiesa dovrebbe impugnare la spada? No, dice Benedetto XVI e per questo è stato criticato dai più conservatori nella Chiesa (come i seguaci del defunto prelato Marcel Lefebvre, che credono che la libertà religiosa sia eretica).
La novità, dopo il Concilio Vaticano II, fu l’emergere di una fazione che tentò di demolire in modo diverso la distinzione tra sacro e secolare. Invece di sostenere la restaurazione delle monarchie e delle aristocrazie cattoliche, questo neo-costantinianesimo (il ripristino di uno Stato Chiesa con i “liberazionisti” al potere) voleva istituzionalizzare le politiche dello stato socialista nel nome del cristianesimo. Questa visione di sinistra è speculare alla visione di destra: entrambe attribuivano alla politica un ruolo decisivo nella salvezza spirituale del genere umano.
Il sostegno del Papa alle politiche per la libertà nasce, quindi, dal suo ideale di fede depoliticizzata. E se i suoi critici a destra lo accusano di seguire una sorta di agnosticismo politico, i suoi critici a sinistra sostengono che la sua riluttanza ad avallare l’agenda politica dei “liberazionisti” dimostra la sua indifferenza alle sventure dei poveri. Parte del suo messaggio in Brasile voleva dimostrare che si può avere a cuore la giustizia per i poveri senza costruire una teologia fortemente politicizzata che chieda che venga dato ulteriore potere allo stato.
Il Papa è anche giustamente critico nei confronti di qualsiasi teoria capitalista che adotti una visione materialista della storia che è al cuore del marxismo. “Che cosa è il reale?” ha chiesto Benedetto XVI in un suo discorso in Brasile. “Sono “realtà” solo i beni materiali, i problemi sociali, economici e politici?” No. Anche le coscienze e le anime lo sono. L’attivismo politico può tentare di ottenere libertà per tutti. La salvezza, però, viene attraverso mezzi diversi. Questo è stato il suo messaggio per decenni, riaffermato in Brasile per il tempo a venire.
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