Lettera del Direttore


Febbraio 2011

Cari amici dell’Istituto Acton,

 Mentre Roma si sta preparando per la beatificazione di Giovanni Paolo II che si terrà il primo maggio, cosa che promette il maggiore raduno nella città da quando si è tenuto il suo funerale, continuano ad essere in primo piano le notizie di economia che si fondono con quelle religiose. Comincio già a chiedermi come l’eredità di Giovanni Paolo II e il suo grande sostegno alla libertà umana possa essere descritto dai media e inciso nella memoria pubblica collettiva. Quasi tutto dimostra il contrario: quanto abbiamo dimenticato dalla fine della Guerra Fredda, personaggi dalla forte personalità come il Papa, Ronald Reagan e Margaret Thatcher che hanno aperto una strada verso la rottura del pensiero dominante della sconfitta socialista e della disperazione?

 Sulla scia del periodo economico sfavorevole, tanti leader religiosi hanno deciso di dare la colpa alla nostra libertà per ogni forma di male sociale come se avessimo fatto un uso migliore della liberta avendone di meno o se avessimo dato più libertà ai nostri presunti superiori negli organismi di regolamentazione. Prendiamo, per esempio, i vescovi irlandesi che riuniti nel consiglio di pace e giustizia hanno pubblicato una dichiarazione “From Crisis to Hope: Working to Achieve the Common Good”. Anche se il documento non pretende di essere un “manifesto politico”, è stato pubblicato pochi giorni prima delle elezioni del 25 febbraio e, come ha notato John Allen del National Catholic Reporter, vuole essere un segno di impegno sociale, nonostante i dannosi rapporti sugli abusi sessuali da parte dei preti e coprire il fatto che tutto ciò ha ridotto chiaramente l’autorità morale dei vescovi.  

Questi eventi da soli sono abbastanza per fare un cinico commento addirittura prima di leggere il documento, che è pieno di inutili osservazioni generiche e “da una parte/e dall’altra”-descrive posizioni che offrono poche o nessuna spiegazione ai fedeli. I titoli affermano che la dichiarazione critica la cosiddetta “cultura del bonus” che ha ridotto in frantumi la struttura sociale irlandese, cosa che ci fa chiedere quanto fosse forte precedentemente questa struttura. Un lettore curioso può apprendere, molto di più a proposito delle cause del tracollo dell’economia irlandese nel viaggio attraverso il disastro economico, l’ultimo lavoro di Michael Lewis: “When Irish Eyes Are Crying”, se qualcuno fosse interessato alle sue facili frecciate contro la cultura irlandese e il cattolicesimo. Il ruolo del governo irlandese di creare, incoraggiare e poi garantire l’attuale condizione delle bolle immobiliari è vergognosa. Dobbiamo pregare per i bisogni della chiesa e dello stato irlandese.

Purtroppo l’ignoranza economica e la tendenza addirittura peggiore di offrire “aiuti” economici che rendono solo la situazione peggiore non si limitano all’Isola di Smeraldo. In Italia, il governo Berlusconi tenta di distogliere l’attenzione dai suoi problemi degli scandali sessuali con le promesse di una riforma economica che nessuno ascolta. Negli Stati Uniti, il Presidente Obama promette di essere intenzionato ad autorizzare le riforme mentre il bilancio che ha proposto non fa altro che aumentare le tasse e la spesa. C’è qualcuno che cerca l’ultima briciola di buonsenso economico ancora rimasto?

Se il proverbio russo “un pesce è marcio dalla testa a i piedi” è vero, e ci affidiamo ai nostri leader per cambiare le cose, siamo in un mare di guai. (Cliccate qui per un’intervista che ho fatto con la Radio Vaticana sul G-20 incontro dei ministri della finanza e sull’aumento dei prezzi dei generi alimentari se vi servono ulteriori riscontri.) Ma se cambiamenti sociali ed economici arrivano dal basso, ci sono davvero segni di speranza. L’istituto Acton ha recentemente tenuto la prima presentazione della versione italiana del video La Chiamata dell’Imprenditore organizzata dal Movimento dei Cristiani Lavoratori a La Spezia. Ho tenuto un intervento sulle virtù e le debolezze dell’imprenditore ed è stato sorprendente il fatto che chi è intervenuto con me era d’accordo con il ruolo dell’imprenditore in una società libera e virtuosa. Poco a poco, potrebbe essere la maniera di vincere le nostre battaglie. 

Sono spesso incoraggiato a vedere e ad ascoltare che l’imprenditorialità non è solo un fenomeno “Americano”, cosa che mostreremo quando ci metteremo con l’Istituto Acton sulla strada, sia in senso letterale che figurato, della serie di eventi sponsorizzato da Templeton Foundation su Povertà, Imprenditorialità e Sviluppo Integrale con una conferenza del 24 marzo a Nairobi, Kenya e un’altra presentazione del video La Chiamata dell’Imprenditore a Verona il primo aprile e la conferenza del 18 maggio sullo sviluppo dell’Asia che si terrà a Roma. State allerta per le notizie a proposito di questo e degli altri prossimi eventi.

Gli articoli di questo mese riguardano l’eredità di Ronald Reagan nel centesimo anniversario della sua nascita, in che modo il nostro lavoro può aiutare gli altri quando è inteso nella maniera corretta e svolto in modo adeguato, e come la prosperità economica sia il risultato del fatto che “gli approfittatori possano approfittare” come dice Anthony Bradley alla sua maniera così originale. Spero vi piacciano tutti gli articoli, soprattutto perché sono convinto sempre più del fatto che usciremo dalla nostra crisi economica e culturale solo quando la maggior parte della gente capirà di che tipo di sacrifici abbiamo bisogno. I nostri leader democratici non hanno il coraggio di darci le cattive notizie, molto probabilmente perché tanti tra noi non sono ancora intenzionati ad ascoltarle.

Cordialmente,

 Kishore Jayabalan

Direttore