Lunedì (24 ottobre), il Vaticano ha diffuso un documento di 18 pagine intitolato “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”. Da quel momento il documento è stato accolto con entusiasmo dai sostenitori di un grande governo al di sopra del mondo.
È stato ignorato il fatto che il documento—rilasciato per stimolare il dibattito, non fa parte della dottrina ufficiale— tratta la teoria della buona scienza economica riguardante le cause della crisi finanziaria globale, cioè la fine dell’utilizzo del sistema monetario di Bretton Woods istituito nel dopoguerra, l’uso senza misura della moneta a corso forzoso, il fatto che le banche centrali hanno stampato e messo in circolazione una maggiore quantità di denaro.
Analizziamo un passaggio rappresentativo, tenendo ben in mente alcuni importanti mercati: il 1971 è stato l’anno in cui l’amministrazione Nixon ha distrutto il sistema aureo e con esso il sistema di Bretton Woods e della valuta forte; all’inizio degli anni ‘80, la deregolamentazione finanziaria in molti Paesi ha rimosso le ultime e più ardue barriere che si opponevano all’accumulo virtuale del credito e, infine gli anni ‘90 sono stati il decennio in cui la campagna di abbassare i tassi di interesse è diventata la politica comune delle banche centrali nel mondo.
Dagli anni Novanta dello scorso secolo, si riscontra invece come la moneta e i titoli di credito a livello globale siano aumentati in misura molto più rapida della produzione del reddito, anche a prezzi correnti. Ne sono derivate la formazione di sacche eccessive di liquidità e di bolle speculative che poi si sono trasformate in una serie di crisi di solvibilità e di fiducia che si sono propagate e susseguite nel corso degli anni.
Una prima crisi si è verificata negli anni Settanta fino ai primi anni Ottanta, ed era relativa ai prezzi del petrolio. In seguito si sono avute una serie di crisi in vari Paesi in via di sviluppo. Si pensi alla prima crisi del Messico negli anni Ottanta, oppure a quelle del Brasile, della Russia e della Corea, quindi di nuovo del Messico negli anni Novanta, della Tailandia, dell’Argentina.
La bolla speculativa sugli immobili e la recente crisi finanziaria hanno la medesima origine nell’eccessivo ammontare di moneta e di strumenti finanziari a livello globale.

Sotto il sistema aureo, c’era un controllo dei capricci dei padroni della finanza. Il vaticano sembra aver capito tutto questo.
Questa è un’analisi economica sofisticata. La gente che sta occupando Wall Street accusa il capitalismo, le speculazioni e la cupidigia, ma non è comune un’analisi che fa risalire tutti questi problemi al cambiamento strutturale del sistema monetario che ha avuto origine all’inizio degli anni ‘70.
Siamo passati da un regime di valuta forte, in cui c’erano delle restrizioni ai poteri delle banche cantarli e delle istituzioni finanziarie alla creazione di denaro e credito, ad un regime in cui la monete sono diventate carta pura. Non è rimasta alcuna restrizione al potere che ha il governo di finanziare il debito illimitato. Allo stesso modo, le banche potrebbero creare crediti semplicemente senza alcun limite. Le banche centrali diventano il vero potere dell’economia globale.
Non succedeva niente di tutto ciò quando vigeva il sistema aureo. Questo sistema limita l’espansione del credito grazie ad un fattore fisico permanente. C’erano un limite, un controllo, un regola che andava oltre i capricci dei padroni della finanza e dei politici. Il vaticano sembra aver capito tutto questo.
Ma diagnosticare la malattia e trovare la cura sono azioni molto diverse, e in questo caso il documento non è sufficiente. Si immagina una nuova banca centrale mondiale e l'autorità politica che governa senza “ogni visione parziale e ogni bene particolare” ma cercando piuttosto “il bene comune”. Le sue decisioni dovrebbero “essere assunte nell’interesse di tutti, non solo a vantaggio di alcuni gruppi, siano essi formati da lobby private o da Governi nazionali”.
In qualche modo, con una intelligenza mai scoperta precedentemente nella burocrazia del governo, queste autorità globali suggerite creerebbero “quelle condizioni socio-economiche, politiche e giuridiche, indispensabili anche all’esistenza di mercati efficienti ed efficaci”.
Contrariamente a quanto viene detto, questo documento presuppone l'esistenza e il proseguimento dei “mercati liberi e stabili”. Il problema sta nel fatto che il Vaticano immagina che una “banca centrale globale” e una “autorità pubblica mondiale” possa fare ciò in quanto più competente dei governi nazionali che non hanno sempre avuto una storia molto positiva in materia.
È stata, prima di tutto, la centralizzazione a causare questo disastro. Le banche centrali hanno stampato la carta moneta, creato un credito facile e senza limiti, con tutti i rischi morali che ne conseguono. Perché dovremmo credere che la soluzione sta in una maggiore centralizzazione quando l'esperienza suggerisce esattamente il contrario?
Molte persone che sono a favore del libero mercato si preoccupano per le conseguenze del documento del Vaticano. E non c'è dubbio che esso verrà utilizzato in tutto il mondo per fomentare problemi politici. Sarà anche usato per convincere i fedeli cattolici che i grandi governi sono moralmente giustificati. Ma non dimentichiamoci che il documento è composto da due parti: la diagnosi e la prescrizione. Dobbiamo abbracciare la prima e scartare la seconda.
Nota: l’articolo originale The Vatican's Monetary Wisdom è stato pubblicato sul sito di The Wall Street Journal il 27 ottobre 2011.
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