La libertà tedesca e il pericolo duraturo del socialismo


 Questa domenica ricorre il ventesimo anniversario del giorno della riunificazione della Germania, dando luogo ad una delle più straordinarie trasformazioni della storia moderna. Il comunismo nell’Unione Sovietica e i suoi stati satellite sono crollati; le nazioni europee oppresse si sono unite al “mondo libero”.

La mia generazione è stata l’ultima a cavallo tra i due mondi, tra il pre e post Unione Sovietica. Quando frequentavo la scuola elementare e la superiore, la paura di un annientamento atomico era reale. L’Unione Sovietica era il grande, minaccioso avversario sulla scena mondiale. L’obiettivo inquietante delle discussioni sulla politica internazionale erano i dibattiti sulla strategia della “distruzione reciproca garantita”.

Presto, tutto cambiò. Sia i vecchi sostenitori della Guerra Fredda, che comprensibilmente erano scettici a proposito della glasnost e della perestroika— insieme agli utopisti sognatori, che non hanno perso quasi mai la speranza che l’Unione Sovietica sarebbe stata la realizzazione di un paradiso comunitario sulla terra, rimasero sorpresi quando le libere elezioni in Polonia nel 1989 hanno sbrogliato l’intrecciata matassa della struttura politica comunista nell’Europa dell’Est.

Agosto 1961: Un soldato della Germania dell’Est, Hans Conrad Schumann, salta il filo spinato montato sulle barriere in Via Bernauer per entrar a Berlino Ovest

A quel tempo ero alla fine della mia adolescenza, non ero completamente consapevole delle proporzioni epocali di questi cambiamenti storici, ma l’impressione che avevo di questi eventi ha lasciato in me un segno indelebile. Nel 1991 ero all’università, studiavo all’estero e sono passato in treno nella Germania recentemente riunificata, da ovest a est, verso Berlino. La devastazione economica e morale del comunismo, era evidente, qualcosa di più di una semplice teoria. Il contrasto duro tra ovest ed est si manifestava in maniera evidente nella differenza tra una società prosperosa e attiva da una parte della barricata e da un paesaggio oscuro e misero dall’altra. Mi sono imbattuto in una delle numerose beffe di quest’episodio della storia: Il simbolo rappresentativo dell’ideologia comunista, il Muro di Berlino, era diventato uno strumento di iniziativa imprenditoriale per i tedeschi. Qualcuno vendeva per strada dei pezzi (presunti) del muro di Berlino a turisti creduloni. Ne comprai uno.

Il muro non c’era più, ma restava una “terra di nessuno”—un’arida striscia di circa 90 metri, attraverso cui i tedeschi dell’est che salirono sul muro dovettero arrampicarsi prima di raggiungere il suolo della Germania dell’Ovest, quindi la sicurezza e la libertà. Molti furono sparati prima di arrivarci. Nessuno morì mentre cercava di andare dall’altra parte. La lezione è ben chiara per tutti tranne che per gli intellettuali dell’ovest, che dovettero far ricorso a tutta la loro impressionante intelligenza per inventare il motivo della superiorità del comunismo nelle economie libere dell’ovest.

Ancora, le preoccupazioni apocalittiche di alcuni si sono rivelate sonore contraddizioni, infatti la storia non si concluse nel 1990. Rimane una scelta da fare par le società: libertà o schiavitù. “L’errore antropologico” alla base del socialismo, come Papa Giovanni Paolo II lo ha descritto, non è sparito. Molti di coloro che hanno posizioni di potere credono ancora “che il bene possa essere realizzato prescindendo dalla sua autonoma scelta, dalla sua unica ed esclusiva assunzione di responsabilità davanti al bene o al male” (Centesimus Annus, n.13). La struttura politica ed economica della società permetterà, in un grado maggiore o minore, l’autodeterminazione del cittadino. Gli esseri umani comprenderanno e agiranno con la propria responsabilità in modo da rispettare quello che sono in quanto persone; oppure sacrificheranno gradualmente la loro libertà e i propri doveri in cambio di un’esistenza caratterizzata dalla decadenza morale, dall’apatia e dalla sfiducia.

Le nazioni continuano ad andare in entrambe le direzioni. Dal 1990, la Cina ha fatto un piccolo passo avanti verso la libertà, anche se l’inflessibilità a proposito di questioni religiose e del controllo intellettuale mette in dubbio la sua transizione completa verso la libertà. Anche Cuba, la storica cittadella del comunismo, ha cominciato a liberarsi dalle sue catene socialiste: all’inizio del mese, il governo ha annunciato il licenziamento di mezzo milione di impiegati statali, è stato il maggior trasferimento al settore privato dagli anni ’60 sull’isola.

Intanto, lo stato americano estende crudelmente il suo potere, limitando le nostre vite con innumerevoli restrizioni così rigide da rendere quasi impossibile conoscere e seguire lo stato di diritto che sosteniamo solo a parole. Siamo riluttanti ad abbandonare qualunque programma, non importa quanto sia dispendioso, facilitando l’aumento del debito pubblico a livelli insostenibili e senza precedenti. I sondaggi suggeriscono che gli americani più giovani, che non conoscono i dati storici, stanno sviluppando un punto di vista sempre più positivo del socialismo. Un giorno, in un futuro non molto lontano, gli Stati Uniti e Cuba potrebbero passare uno al posto dell’altro: Cuba si dirigerà sempre più verso la libertà e verso la prosperità, mentre gli Stati Uniti cadranno verso una rovina collettivista. Incredibile? Così era per la riunificazione della Germania poco prima che accadesse.