Poiché la crisi finanziaria dell'Unione Europea continua a estendersi in tutto il vecchio continente, molti giovani europei si stanno rendendo conto in ritardo che il loro futuro economico sembra piuttosto sconfortante. Purtroppo, le decine di migliaia di giovani europei che negli ultimi mesi hanno protestato per le strade di città come Lisbona, Madrid, Barcellona, Atene e Parigi per esprimere il loro disgusto non sono realmente interessati ad un cambiamento radicale. Al contrario, essi tendono ad essere la più convenzionale delle creature - sostenitori irriducibili di uno status quo insostenibile.
Soprannominati "gli indignati", i giovani europei arrabbiati devono il loro nome dal saggio divenuto best-seller, Indignez-vous! (2010), scritto, paradossalmente, da qualcuno che si trova, anagraficamente parlando, dal lato opposto della barricata: un uomo di 93 anni, ex membro della Resistenza francese, Stéphane Hessel.
Potete sapere tutto quello di cui avete bisogno a proposito dei contenuti di questo saggio dato che la prima traduzione in lingua inglese è stata pubblicata nel mese di marzo di quest’anno da The Nation – la rivista più rappresentiva della sinistra statunitense. Pieno di ammonimenti contro "l’attuale dittatura internazionale dei mercati finanziari" e di esortazioni ad "arrabbiarsi", il testo di Hessel denuncia anche le stesse riforme del welfare che hanno contribuito a guidare gran parte d'Europa sull'orlo della catastrofe finanziaria.
Per buone ragioni storiche, le classi politiche europee si agitano quando la gente, giovane o anziana, scende in piazza. Dopo tutto, le proteste di massa contro lo status quo nel 1789, 1848, 1918, e nel 1968 hanno aiutato a facilitare significativi sconvolgimenti politici, per non parlare dei saccheggi, della violenza, e, occasionalmente, della presa momentanea del potere da parte dei regimi terroristici.
Questa volta, però, le cose sono diverse. Con una mal celata riluttanza, i governi dell’Europa occidentale stanno attuando riforme relativamente minori volte a ridurre i costi del welfare in Europa. Ma les indignés protestano non solo la mancanza dei cambiamenti – risentono anche chiaramente dei cambiamenti stessi.
Naturalmente c'è una frangia anarchica in queste proteste giovanili – gli individui mascherati che abitualmente partecipano a qualsiasi manifestazione solo per la gioia di esercitare la violenza fisica contro la polizia e la distruzione casuale di proprietà privata. Ma in generale, gli indignati vogliono esattamente ciò che i loro genitori e nonni considerano il loro diritto di nascita: un lavoro per tutta la vita, assistenza sanitaria gratuita, entrate dello stato garantite a livelli minimi, sei settimane pagate di ferie annuali, pre-pensionamento, e generose pensioni erogate dallo stato.
In altre parole, vogliono l’Europa Sociale. Los indignados, tuttavia, sembra che non hanno compreso quanto questo sistema economico abbia contribuito alla loro attuale situazione.
Prendiamo la regolamentazione del mercato del lavoro. Per decenni, tanti governi dell'Europa occidentale hanno - in nome della solidarietà - reso molto difficile per i datori di lavoro il licenziamento di un lavoratore. Di conseguenza, le imprese europee ci devono pensare due volte prima di assumere qualcuno, perché sanno che una volta che lo hanno fatto, è molto difficile mandarlo via, anche per grave incompetenza.
Di conseguenza, molti giovani europei non possono trovare lavoro o sono condannati ad una vita incompleta improvvisando con contratti part-time a breve termine, molti dei quali implicano svolgere un lavoro per cui sono molto più qualificati. In realtà le loro difficili condizioni finanziarie spesso li obbligano a vivere con i genitori (che, presumibilmente, sono spesso tra coloro che beneficiano degli accordi che rendono impossibile il licenziamento) questo non rende la situazione più facile.
Ma sentiamo gli indignati chiedere a gran voce la riforma del mercato del lavoro? Niente affatto. Stanno protestando contro tali cambiamenti in Portogallo, Francia, Spagna e Grecia. In questo caso, non sono diversi da quegli studenti francesi le cui proteste di strada hanno facilitato l’indebolimento delle leggi francesi sul lavoro del 2006, che erano già abbastanza blande.
Molti giovani europei sono anche ignari del fatto che le tendenze demografiche in Europa stanno ulteriormente puntando contro di loro. Il calo dei tassi di natalità prevalente in quasi ogni nazione europea si tradurrà nella proporzione di lavoratori attivi e pensionati in tutta l'UE passando nei prossimi 25 anni da un rapporto 2:1 a un rapporto di 1:1.
Questo rende improbabile che le riforme, anche quelle attuali, come l'innalzamento dell'età pensionabile, può prevenire un’eventuale implosione del welfare in Europa, un processo che, al ritmo attuale, sarà ancora in corso molto prima che les indignés arrivino quasi sul punto di ricevere il loro primo assegno della pensione.
Né los indignados sembrano rendersi conto che qualunque possibilità che potrebbero avere di fare pressione per l’approvazione della liberalizzazione delle riforme economiche, attraverso mezzi democratici, si sta affievolendo giorno dopo giorno.
Gli stessi sviluppi demografici che comprometteranno gravemente le loro prospettive finanziarie stanno anche riducendo i giovani europei ad una condizione di minoranza nel continente con il più rapido invecchiamento del mondo. Questo diminuisce progressivamente la loro capacità di sconfiggere la grande (e crescente) gerontocrazia, i cui membri come quelli dell’AARP (Associazione Americana dei Pensionati), appaiono tranquillamente soddisfatti di vivere a spese del futuro dei loro figli.
Niente di tutto questo significa che i giovani europei non dovrebbero essere arrabbiati per l’attuale disastro finanziario del continente. Hanno tutto il diritto di essere stufi della loro rischiosa situazione economica. La classe politica europea merita tutto il loro disprezzo.
Ma come ha ribadito l’anglofilo Primo Ministro francese François Fillon a Monsieur Hessel – e quindi indirettamente ai giovani europei occidentali indignati che supportano l’attuale status quo contro le riforme – "l’indignazione fine a se stessa non è una filosofia".
Se la minaccia che sta affrontando la Cina è quella di invecchiare prima di diventare ricca, un problema dell’Europa è che molti di coloro che rappresentano il suo futuro vogliono vivere nel passato prossimo. La loro immaginazione resta intrappolata nella fantasia dell’Europa Sociale di una sicurezza economica più o meno duratura e di una visione della vita che scoraggia l’iniziativa personale e l’assunzione di rischi: in altre parole quelle caratteristiche che aiutano a rendere la vita dell’uomo veramente umana.
Più tempo gli indignados europei impiegheranno a svegliarsi e rendersi conto di queste realtà, più a lungo durerà l’incubo che stanno vivendo.
Nota: l’articolo originale Europe's Not-So-Revolutionary Youth è stato pubblicato sul nostro sito il 29 giugno 1011.
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