Nel film indipendente che ha avuto molto successo nel 2004, Napoleon Dynamite, il protagonista esprime la sua opinione in termini assoluti: “Si tratta praticamente del peggiore video musicale mai girato.” Suo fratello, Kip, risponde con una logica tagliente:“Chi potrebbe mai saperlo?” In un’epoca di accrescimento statale e di vanità intellettuale, le parole di Kip potrebbero diventare un utile slogan.
La legge dello stimolo economico varata nel 2009 è stata la prova più importante. Quando è stata approvata nel mese di febbraio di quell’anno, il Presidente Obama e i suoi consiglieri economici hanno sottolineato che essa avrebbe impedito che la disoccupazione salisse al di sopra dell’8%.
Chi potrebbe mai saperlo?
Nel mese di ottobre 2009, il tasso di disoccupazione era del 10,1%. È rimasto sopra il 9% per 19 mesi, il periodo più lungo registrato dalla Seconda Guerra Mondiale. I politici e gli economisti che si occupano della questione credono che il governo possa “creare” posti di lavoro spendendo denaro, ovviamente con questi costi a lungo e a breve termine si avranno tasse più alte e/o deficit maggiori. L’economia è un sistema complesso influenzato da innumerevoli fattori —psicologici e materiali— che non possono essere aggiustati efficacemente introducendo alcuni miliardi di dollari qua o là.
Allo stesso modo, il Congresso proponendo di riformare il settore della sanità, sostiene che l’industria è talmente complicata che il mercato non si può adattare in maniera adeguata e accurata ai capricci della domanda e dell’offerta. Invece, le commissioni e i consigli del governo calcolerebbero quanto dovrebbe costare l’assicurazione; quali procedure sanitarie comportano spese necessarie e valide per 300 milioni di persone di diverse opinioni e abitudini; e qual è la spesa ragionevole per le cure mediche alla fine della vita, in ogni singolo caso, quando si tratta di pazienti che usufruiscono dell’assistenza sovvenzionata dallo stato.
Chi potrebbe mai saperlo?
Anche i conservatori possono sbagliarsi in maniera presuntuosa. Chi ha criticato il disegno di legge sui farmaci del Presidente Bush del 2003 ha sostenuto che i costi superavano di gran lunga le previsioni e che il programma sarebbe diventato un pozzo senza fondo per il dollaro. (anch’io mi annoveravo o tra gli scettici.) Tuttavia quando nel 2009 sono stati riportati i dati dei primi mesi dell’anno, abbiamo scoperto che le spese erano di 40 miliardi di dollari al di sotto delle previsioni. Quello che sembrava un risultato inconcepibile del programma di welfare del governo consisteva in una somma inferiore a quella prevista a causa di una combinazione di fattori il cui effetto è stato sottovalutato, inclusa la competizione tra le compagnie assicurative e la riduzione della domanda per la prescrizione di farmaci.
E forse anche per altre cause che nessuno è stato ancora in grado di identificare. La questione è che un’interpretazione dettagliata dell’effetto di interventi profondi e complicati nell’economia è impossibile.
Tra le cause non agisce il socialismo che è definito dagli economisti Ludwig von Mises e Friedrich Hayek il problema di calcolo economico. L’economia non può essere pianificata ma si deve sviluppare in maniera organica. Un ruolo centrale in questo sviluppo ce l’ha il prezzo del mercato, che come hanno osservato, funziona come portatore di informazioni. La quantità di informazioni portate dal prezzo è così vasta che essa sfida la capacità che ha qualunque autorità centrale o intelligenza singola di analizzare tali informazioni.
Hayek ha puntato il dito sulla fonte di errore che porta i governi a cercare—di solito con risultati disastrosi—di gestire centralmente ogni singola informazione. Egli parlava della “presunzione fatale.” L’agnostico non ne parla in termini religiosi, ma il suo linguaggio identifica giustamente questo errore apparentemente politico-economico come un fallimento morale alla radice.
Il mercato è uno strumento che si basa sull’umiltà e sulla cautela. Esso riflette e rivela gli attuali (non gli affermati) valori che attribuiamo ai rispettivi beni e servizi. Esso richiede che noi creiamo, attraverso il nostro lavoro qualcosa a cui gli altri esseri umani attribuiscono un valore, piuttosto che rifarci esclusivamente alle nostre stesse preferenze. In maniera efficace, esso soddisfa meglio i bisogni quotidiani degli altri con l’applicazione della nostra intelligenza e sincerità riguardo il problema della gestione della scarsità dei beni e della reale domanda.

"Chi potrebbe mai saperlo."
Il mercato ci richiede di proporre le nostre stesse idee su come la società possa occuparsi meglio degli attuali bisogni e necessità dei nostri cari concittadini come viene espresso dai loro miliardi di decisioni di comprare o non comprare prese ogni di giorno. In questo modo, il mercato è un antidoto all’arroganza. L’umiltà modera le inclinazioni che si portano a credere che l’economia possa essere formata in maniera tale da soddisfare le nostre nozioni su come essa dovrebbe essere.
Ci sono alcuni principi generali che sembrano essere veri e che non a caso sono di senso comune. Per esempio, aumentare le tasse scoraggia la crescita economica; abbassare le tasse, invece, la incoraggia. Tra questi principi basilari ci sono soprattutto speculazioni e congetture. L’involontaria conseguenza dei cambiamenti politici spesso ha maggiore peso degli effetti voluti.
La prossima volta che sentite un politico o un economista affermare che in verità un certo intervento del governo avrà precisamente questo o quell’effetto sull’economia, fermatevi un secondo, strizzate leggermente gli occhi e dite cautamente:
“Chi potrebbe mai saperlo?”
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