Il mercato è ispiratore di grandi virtù oppure rimuove qualsiasi piccola virtù ci sia dentro ognuno di noi?
Ben lontano dal prosciugare le doti morali di ognuno di noi - come è opinione diffusa – il libero mercato assume la funzione di “scuola di virtù pratiche”. Più che esaltare l’avidità e l’autosufficienza, il mercato promuove interdipendenza e cooperazione. Non ricompensa gli isolati, coloro che sono presi esclusivamente da se stessi, o che si collocano ai margini della società, bensì quelli che ricercano un mutuo e prosperoso scambio con gli altri.
Adam Smith fece una singolare osservazione più di duecento anni fa nel suo trattato, “La teoria dei sentimenti morali”. In una società commerciale, scrive, “ogni uomo diventa, in un certo senso, un mercante.” Se Smith ha ragione, cosa implica questo per la definizione della personalità all’interno della società? E’ più probabile che l’economia di mercato crei un Bernie Madoff o un Dave Ramsey? Il mercato tende a corrodere gli aspetti del carattere quali l’onestà, la lealtà, il coraggio e una responsabile gestione delle risorse?
I critici del mercato libero orientati alla cultura hanno sempre attaccato gli aspetti avidi ed egoistici che apparentemente derivano dal cuore di questo sistema economico. Soprattutto nell’ambito della comunità religiosa, l’interesse personale, che non è considerato un peccato, spesso viene identificato con l’egoismo, che invece è tale. Non c’è dubbio che l’interesse personale possa essere una forza impetuosa, distruttiva e potenzialmente disintegrate. In base al livello del proprio pessimismo, è lecito chiedersi se l’economia di mercato debba necessariamente svincolare l’interesse personale dal ritegno morale, oppure contribuisca alla commercializzazione delle relazioni umane, o, ancora, opponga gli interessi privati alle responsabilità sociali, e se sostituisca la competizione alla cooperazione. In conclusione, per il critico della cultura, l’economia di mercato mina i propri fondamenti morali: l’economia di mercato è una scuola dei vizi piuttosto che quella delle virtù pratiche.
Ma, risvolto della medaglia, è lo sguardo ottimistico agli effetti morali dell’economia di mercato sulla cultura. Secondo un punto di vista ottimistico, l’economia di mercato è costantemente impegnata in un processo di rinnovamento delle virtù morali. I teorici del libero mercato sono convinti che la società commerciale incoraggerà una “più educata” (ben lontana dall’essere perfetta) persona umana – che sia più onesta, affidabile, ordinata e disciplinata, oltre ad essere più amichevole e d’aiuto.
Quindi, come funziona?
Una delle ipotesi che sfugge ai critici della cultura è che le virtù pratiche potrebbero, non solo, rendere benefici alla sfera sociale, ma potrebbero anche essere una fonte di guadagno economico privato. I fautori delle virtù pratiche potrebbero avere nel mercato più successo di coloro che non se ne avvalgono. Il normale funzionamento del mercato potrebbe ricompensare – e persino rafforzare – le virtù pratiche.
Diamo una rapida occhiata a quattro virtù pratiche per dimostrare come il mercato possa portare a questo risultato positivo.
Affidabilità: Perchè le persone mantengono le promesse? Molte sono le motivazioni. Secondo Smith una delle principali è l’interesse personale: “Quando i rapporti tra le persone sono discontinui, scopriamo che sono in qualche modo predisposte al tradimento, perché possono ottenere di più da un imbroglio di quanto perdano sporcandosi la reputazione”. Quindi, la prima motivazione alla disonestà è la perdita del lavoro che seguirebbe al danno arrecato alla reputazione della persona interessata. Essere considerati una persona affidabile aprirebbe nuove opportunità di lavoro. D’altro canto anche solo una traccia di non affidabilità precluderebbe totalmente le stesse opportunità.
Autocontrollo: L’affidabilità presume l’autocontrollo. Cos’è, dopotutto, l’atto di mantenere una promessa se non l’abilità o la predisposizione a rifiutare un vantaggio immediato o una gratificazione? Questo spiegherebbe perché, Adam Smith, disse: “Il controllo di se stessi non è di per sé una gran virtù, ma è da questa che sembrano prendere vita tutte le altre”. L’autocontrollo non è un compromesso tra l’interesse privato e quello pubblico bensì un compromesso tra interesse primate a breve e a lungo termine.
Empatia: In una economia di mercato, la fortuna di un agente dipende dal fortunato incontro dei bisogni altrui. Ed è proprio quella comprensione – che chiamiamo empatia – che aiuta l’imprenditore ad anticipare quei bisogni del cliente, portandolo al successo. Smith sapeva che quell’empatia è indirettamente collegata all’interesse personale perché è nel nostro interesse lavorare al fine di comprendere i bisogni altrui.
Senso di giustizia: Come le altre virtù pratiche, avere una buona reputazione circa il senso di giustizia e di rispetto della legge equivale ad avere nuove opportunità di business. Dal momento che è impossibile regolare transazioni così complesse semplicemente con contratti scritti, in molti casi le parti preferiscono restringere la propria attività a coloro che sono sicuri non cercheranno di trarre vantaggi se le circostanze dovessero cambiare. Si ammortizzano, così, i costi di avvocati, legali ed ispettori di ogni genere.
Ormai ci siamo abituati a pensare che l’economia di mercato sia una scuola di virtù pratiche; molte persone riservano questo titolo ad istituzioni quali la famiglia, la Chiesa, oppure la stessa scuola. Di fatti, molti sono contrari a questa affermazione ed insistono nel sostenere che il mercato sia la causa di un grande affare per il fallimento morale di un individuo.
D’altra parte, suggerisco che molte delle caratteristiche che chiamiamo virtù pratiche siano ricompensate dall’economia di mercato. Come risultato, l’attività di mercato potrebbe davvero inculcare valori e costumi morali per renderci migliori cittadini, colleghi, datori di lavoro, dipendenti. Quindi, ben lontano dal minare la moralità, il mercato rinforza I tratti caratteriali che rafforzano le fondamenta dell’economia di mercato e gradualmente producono una cultura morale che tenga a freno i più notevoli effetti collaterali del peccato.
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