Inferno, Paradiso e Cattolici Progressisti


Con un'altra elezione presidenziale imminente, non passerà tanto tempo prima che molti cattolici che si definiscono progressisti comincino a rilasciare innumerevoli dichiarazioni su questioni politiche. Anche se le idee di molti cattolici progressisti sono vicine agli insegnamenti della dottrina cattolica su questioni come la vita e il matrimonio, la loro posizione "rilassata" su tali temi è smentita dalla loro incoerenza su altre questioni, quali, ad esempio, l’economia. Guai a colui che suggerisce che i tagli al welfare possono essere a volte una scelta politica legittima che sia maledetto.

Questa assolutizzazione di ciò che la Chiesa insegna su questioni di giudizio prudenziale, spesso fatta risalire alle teologie politiche emerse nella Germania dell’Ovest negli anni ‘60, prima di essere esportate (a discapito di tutti) in America Latina.

Ma, come osserva il Papa Benedetto XVI nella seconda parte del suo Gesù di Nazaret, l'influenza di queste teologie è svanita nel mondo cattolico. Tuttavia, diversi cattolici progressisti continuano a promuovere una comprensione del Vangelo spesso troppo influenzata dalla politica. Questo suggerisce che le radici del problema potrebbero essere altrove.

Forse ha qualcosa a che fare con la ricerca eterna di "rilevanza" che è spesso alimentata quando si vive in città come Washington, DC dove bolle sempre qualcosa in pentola. In alcuni casi, potrebbe trattarsi di ambire a cariche politiche. Anche se tali fattori non dovrebbero essere scontati, potrebbero essere all’opera influenze teologiche più profonde. Anche se è poco prudente dirlo, una tale pressione può essere la negazione concreta della realtà dell'inferno che è presente nella maggior parte della vita cristiana contemporanea.

Parlare dell'inferno è un argomento scomodo. L'idea che possiamo, in virtù di una o più delle nostre libere scelte, potenzialmente separarci dall’amore eterno di Dio è spaventoso.

Ma la realtà dell'inferno, saldamente affermata dalla Scrittura e dalla Tradizione è che esso sarà popolato da coloro che non riescono a decidere di pentirsi di tali scelte (non conosciamo l'identità o il numero di queste persone, e preghiamo e speriamo di non finire tra loro). Sant'Agostino in La Città di Dio dedica diversi capitoli a sostenere queste verità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica si riferisce in particolare a coloro che muoiono in stato di peccato mortale che comporta "separazione eterna da Dio".

Inoltre, dal punto di vista della ragione, l'inferno è un effetto collaterale logico della volontà di Dio di farci scegliere se vivere o meno nella Sua Verità.

Dio non vuole che nessuno vada all'inferno. L'inferno è, come il filosofo John Finnis scrive, "un giudizio, fatto da noi stessi, l'esito intrinseco di un peccato da cui si rifiuta di uscire e crescere in amicizia con Dio".

È una realtà, tuttavia, che l'inferno è scomparso alla vista di molti cristiani. Questo è stato causato, in parte, da quegli studiosi biblici che hanno ridotto i vangeli a "simboli" e "storie", il significato "reale" - così ci dicono – in realtà contraddice ciò che la Chiesa ha sempre voluto dire.

In questo mondo dove il punto di riferimento sta solo noi stessi, l'inferno è semplicemente un "discorso di minaccia" (come lo ha chiamato Karl Rahner) e Dio è un bluffatore cosmico – e, Finnis osserva, Gesù Cristo è un bugiardo.

Un'altra ragione, più mondana per la scomparsa dell'inferno è che in realtà non vogliamo essere responsabili per i nostri peccati. Quindi li abbiamo allontanati razionalmente con illusioni consequenzialiste (una scelta di uccidere una vita innocente potrebbe essere giustificata in base ad un calcolo impossibile delle conseguenze note e sconosciute), o illudendoci che la nostra fondamentale scelta di Cristo elimina in qualche modo i peccati postumi alla conversione, che rende la nostra fede, come San Giacomo dice: "morta".

Tra i molti problemi che sorgono da questo, bisogna considerare che se l’inferno non è più una possibilità reale, allora il cielo non significa più così tanto - perché per tutti, qualunque sia la loro scelta, è possibile andarci.

Il desiderio del cielo, tuttavia, non può essere sradicato dall’esistenza umana. Poiché l’idea di esseri fatti per un destino eterno fa parte di noi. Quindi, avviene la trasformazione in quello che Benedetto chiama "ideologia del progresso".

In Spe salvi (forse la sua enciclica migliore finora), Papa Benedetto mostra come la scomparsa della speranza del cielo significava che la gente aveva cominciato a riporre la propria fede nella scienza per creare un mondo totalmente nuovo: "un regno dell'uomo" piuttosto che il regno dei cieli . Questo, afferma Benedetto, spiega gran parte delle disfunzioni del mondo moderno.

Nel caso dei cattolici, la scomparsa dell'inferno e la conseguente banalizzazione della speranza del cielo ha portato alcuni a ridefinire la propria fede in modo che diventi quasi esclusivamente concentrata su vari programmi politici utopistici ("porre fine alla povertà per sempre"). È, in particolare, una caratteristica di quegli ordini religiosi che hanno attraversato una fase di declino negli ultimi 40 anni.

Questo vuol dire che tutti i cattolici progressisti negano tranquillamente l'inferno? Niente affatto. Ma vale certamente la pena chiedere ad alcuni di loro se le cose che dicono e le loro azioni sono realmente il riflesso dell’approvazione di tale ragionamento - che riduce Cristo ad un pensatore laico del XX secolo di mentalità piuttosto progressista e la fede cattolica a puro attivismo.

Evitare errori di questo tipo, tuttavia, non significa che i cattolici dovrebbero chiudersi in un ghetto apolitico. Parte del cammino cristiano comporta fare il bene ed evitare il male, anche attraverso la politica - ma senza immaginare che la salvezza umana possa essere realizzata in essa.

Più in generale, la maggior parte dei cattolici non sono chiamati ad una vita di attivismo (sinistra o destra). Come parte del disegno Divino, tutti noi abbiamo diverse vocazioni, l’adempimento della fede aiuta misteriosamente, come ha insegnato il Concilio Vaticano II "a preparare il materiale [materiam] del regno dei cieli".

In altre parole, la vita eterna comincia adesso. Le nostre buone opere di oggi - che il Concilio Vaticano II chiama "tutti i buoni frutti della nostra natura e impresa [industriae]," in particolare "la dignità umana [dignitatis humanae], la fratellanza [communionis fraternae] e la libertà [libertatis]" - saranno esaltate, purificate dal peccato e perfezionate quando Cristo ritornerà.

Tuttavia niente di tutto questo ha un senso se non accettiamo la dottrina cattolica circa la speranza del cielo e, quindi, l'alternativa di scegliere realmente l'inferno. In questo risiede l’essenza fondamentale del Vangelo. Abbracciarlo rappresenta la via verso la libertà vera, per non parlare di vita eterna.

Nota: l’articolo originale  Hell, Heaven, and Progressive Catholics è stato pubblicato in Crisis Magazine e poi apparso sul nostro sito il 22 giugno 2011.