Il vuoto morale nell’economia cinese


Nelle ultime settimane, la Cina è stata logorata da un dibattito interno senza precedenti, relativo ad un argomento che, ovviamente ha innervosito i suoi governanti comunisti. In discussione è la salute morale della società cinese.

In Cina si sta ampiamente parlando di questa questione assai poco politically correct che è stata innescata dalla morte, avvenuta il 21 ottobre, di una bambina di due anni nella città di Foshan nella provincia di Guangdong. La bambina è morta per gravi lesioni interne dopo essere stata investita non una, ma ben due volte in un mercato locale.

Gli incidenti accadono. Ma, a rendere la morte della piccola Wang Yue un caso di acceso dibattito pubblico è stato il fatto che quasi 20 persone le sono semplicemente passate accanto ignorando la sua situazione mentre giaceva sanguinante ai bordi della strada.

Ma la domanda che si pongono centinaia di siti web cinesi, i giornali e addirittura le televisioni di Stato è, che cosa ci dice quest’episodio della società cinese? I cinesi hanno perso la loro preoccupazione per il prossimo nel bel mezzo della scalata verso la ricchezza, scatenata dalla lunga marcia fatta dalla Cina per allontanarsi dal collettivismo economico? Un funzionario locale ha riassunto le angosce collettive, affermando: “Dovremmo esaminare quello che c’è di negativo in noi stessi facendoci trafiggere da quel dardo acuminato che è la coscienza e facendoci un esame di coscienza”.

Il problema, per le élite cinesi, i partiti politici, i governanti e per i militari, è che tale esame di coscienza può portare un numero crescente di cinesi a concludere che le circostanze che si sono presentate nel caso della morte di Wang Yue sono il sintomo di problemi più profondi che riguardano la moralità pubblica con cui la Cina si sta confrontando, alcuni di questi potrebbero impedire significativamente il suo sviluppo economico.

Una di queste sfide è la corruzione diffusa. Per definizione, la corruzione non si presta facilmente ad essere studiata da vicino. I suoi adepti sono raramente interessati a chiunque voglia studiare le loro attività. Ci sono pochi dubbi, tuttavia, sul fatto che esiste una forte correlazione tra la corruzione e il coinvolgimento diffuso e diretto del governo nell'economia. Se ci sono più regolamentazioni e più “aziende statali” (e la Cina ha milioni di regolamentazioni e migliaia di aziende statali), maggiore è la possibilità per i quadri governativi di ricavare un proprio profitto personale come prezzo per condurre gli affari.

Già nel 2007, per esempio, in uno studio dalla Carnegie Foundation Cina è stato affermato che circa “il 10% della spesa pubblica, contratti e transazioni viene utilizzato come tangenti e bustarelle o semplicemente rubato”. La situazione da allora è diventata anche peggiore. Alla fine del 2009, ad esempio, il comitato di controllo cinese anti-corruzione ha ammesso che 106.000 funzionari erano già stati giudicati colpevoli di corruzione - un incremento del 2,5% rispetto al 2008.

Dal punto di vista economico, gli alti livelli di corruzione sono un potente disincentivo per gli investimenti esteri. Inoltre, in Cina, se la corruzione dilaga fino a raggiungere livelli sufficientemente alti, c'è una forte possibilità che si possa iniziare ad eliminare un elemento che funge da calamita per gli investimenti stranieri, cioè i costi di lavoro più bassi, si tratta del fattore che attrae tali investimenti più di qualunque altro elemento.

Le situazioni difficili, da un punto di vista etico, stanno corrodendo l'economia cinese, tuttavia, esse vanno oltre la corruzione di tutti i giorni. È necessaria la volontà della Cina di dire la verità su quello che sta realmente accadendo nell'economia cinese.

Mentre quasi nessuno si domanda se l’economia cinese è in crescita, sono sempre espressi dei dubbi circa la veridicità dei dati di crescita - anche da alcuni membri dell’élite cinese. Nel 2010, per esempio, Wikileaks ha rivelato che, nel 2007, l’attuale vice premier cinese Li Keqiang aveva espresso poca fiducia nei numeri del PIL del suo Paese durante una conversazione con l'ambasciatore americano.

Le cause di tale incertezza sono diverse. Ma un motivo di tale incertezza che ha afflitto in maniera significativa la Cina fin dagli anni ‘80 sta nelle manipolazioni assolute e nel fatto che i dati relativi alla produzione e alla crescita sono nelle mani dei funzionari locali desiderosi di avanzamento politico.

Questo cosa c’entra? È importante perché le imprese nazionali ed estere hanno bisogno di dati affidabili per essere in grado di effettuare investimenti prudenti. Al contrario, fuorviare i dati sul PIL aiuta a generare un ciclo di aspettative, valutazione dei rischi, investimenti, produzione e esportazioni che si basano su bugie. E se le falsità sono grandi e abbastanza ricorrenti, sarà gravemente minata la fiducia delle imprese e si lascerà un'eredità di sfiducia fra gli investitori stranieri e nei mercati internazionali nei confronti della Cina.

Molti membri dell'élite del partito comunista cinese - ma soprattutto i rappresentanti più giovani - conoscono bene questi problemi. Le loro preoccupazioni sono state esposte palesemente il 6 ottobre come non era mai successo fin’ora, durante un incontro informale tenuto presso il World Trade Centre cinese che ha riunito i figli di quei leader politici che, associati alla “Banda dei Quattro”, hanno messo fine alla follia anarchica 35 anni fa.

Invece di essere un incontro durante il quale avrebbero dovuto svolgersi i preparativi per il prossimo congresso del partito, che si sarebbe tenuto l’anno seguente, i giovani funzionari del partito comunista hanno reagito rivelando bruscamente le condizioni della società cinese. Alcuni hanno parlato del “rapido declino degli standard morali”. Altri hanno fatto riferimento alla “corruzione dilagante”. Ma erano molti di più quelli che hanno espresso il loro disgusto per i privilegi di cui godono i funzionari politici e governativi. Un esperto ha addirittura sottolineato che: “Il Partito Comunista è come un chirurgo che ha il cancro... Non è possibile che esso rimuova il tumore da solo, ha bisogno dell’aiuto degli altri, ma senza un aiuto non può sopravvivere a lungo”.

E qui sta il dilemma per i membri delle élite cinese che sono consapevoli della minaccia rappresentata dalla corruzione diffusa, dal nepotismo e da tutti i fenomeni legati ad un sistema politico monopartitico per il futuro economico e politico della Cina. L'ideologia che ancora (almeno teoricamente), giustifica il loro primo posto nella società e nella politica - cioè, il comunismo – non ha letteralmente nulla da offrire da un punto di vista morale.

Il comunismo è, in fin dei conti, basato sulla concezione materialistica della vita, e il materialismo non può generare nessuna etica coerente, può solo ricorrere agli appelli per accelerare la cosiddetta "dialettica della storia" o il pugno di ferro della potenza pura. È per questo che i marxisti di solito respingono le preoccupazioni per la moralità oggettiva come “falsa coscienza borghese”.

Lo stresso discorso, in materia di moralità, vale per l'altra forza che serve sempre più a legittimare il potere dell’élite cinese, l’antiquanto nazionalismo. Infatti, i regimi nazionalisti sono sempre associati alla corruzione diffusa a causa della loro propensione a intromettersi diffusamente e profondamente in ogni aspetto della vita economica.

In un modo o in un altro, se i governanti cinesi stanno per affrontare alcuni dei problemi morali incombenti che minacciano di compromettere il progresso economico della Cina (per non parlare del monopolio di potere delle attuali élite), hanno necessariamente bisogno di trovare alcune alternative - e di trovarle subito. Le rivoluzioni, dopo tutto, sono cominciate per molto meno.

Nota: l’articolo originale China's Morally Hollow Economy è apparso su The American Spectator il 28 ottobre 2011 ed è stato successivamente pubblicato sul nostro sito.