Il profeta Jim Wallis e la Chiesa dell’ignoranza economica



“Questa classe molto povera – coloro che sono ai limiti del pauperismo o anche oltre i limiti – sta crescendo rapidamente. La ricchezza sta aumentando molto velocemente; la povertà, come il pauperismo sta aumentando più rapidamente.” - Washington Gladden, Applied Christianity (1886)

“Per trent’anni abbiamo vissuto una disuguaglianza come conseguenza dell’ingegneria sociale, che è un vero peccato – di proporzioni bibliche. Abbiamo infine assistito ad una guerra di classi, ma questa guerra è stata intrapresa dai ricchi e dai loro alleati politici contro i poveri e contro la classe media.” - Jim Wallis, Rediscovering Values: On Wall Street, Main Street, and Your Street (2010)

Uno degli obbiettivi perseguiti a lungo da Jim Wallis al Sojourners è quello di distinguersi come un moderato o un centrista. (God is not a Republican. Or a Democrat). Si tratta di un’assurda fesseria per chi ha ascoltato le sue prescrizioni politiche o per chi ha osservato la compagnia progressista/liberale che mantiene. Nel suo nuovo libro, Rediscovering Values: On Wall Street, Main Street, and Your Street (Howard Books, 2010), Wallis mette fine alla visione del centro come accozzaglia di attivisti di sinistra e di coloro che ora demonizzano Wall Street. Il libro, una raccolta di elementi utili per attaccare facilmente l’inflessibilità della morale dei ricchi, spinge verso quel genere di politiche collettiviste che anche l’amministrazione Obama ha difficoltà ad affrontare in maniera diretta (con grande dispiacere di Wallis).

La macchina promozionale di Wallis lo fa inquadrare nella tradizione dei profeti ebrei con la loro profonda visione e passione per l’applicazione sociale della fede. Ahimè, Wallis può solo rimproverare: “É evidente che Wall Street non ha imparato nulla e non vuole imparare nulla; invece vuole solo ritornare allo stesso vecchio comportamento.”

Con questo nuovo libro, Wallis si è avventurato nella vita economica della nazione con la sua indignazione da quattro soldi. Si è mostrato, così, totalmente ignorante anche riguardo ai principi economici più basilari. Nemmeno uno studente universitario che sta frequentando un corso di base di scienze economiche avrebbe fatto questi errori. Ecco il caso:

“La paura del mercato della scarsezza deve essere sostituita con l’abbondanza dell’amore Dio per noi. E il primo comandamento del mercato “non ce n’è mai abbastanza” deve essere sostituito dalla massima dell’economia di Dio: cioè, ce n’è abbastanza se lo condividiamo.”

Bene…no, non va bene. Non si può sperare che non ci sia più la scarsità. Si tratta di una delle realtà più fondamentali della vita economica, che comprende tutto, dalle materie prime al denaro, per tutto il tempo che passeremo sulla verde terra di Dio. Ancora meno si può sperare che non ci sia più la scarsità tramite sentimenti superficiali o sentenziando che tutta l’umanità ne avrà abbastanza se seguiamo la “massima dell’economia di Dio” (ma cosa vuol dire abbastanza?). Si può dire che la scarsità non è una questione repubblicana o democratica.

Questo è il nocciolo del profetizzare di Wallis. E questa percezione secondo la quale le grandi forze oscure della società – Wall Street, Madison Avenue, i Repubblicani – hanno soggiogato e oppresso le persone con modeste capacità economiche, con poco potere, senza accesso alle cure sanitarie e che non godono dei diritti di immigrazione. I poteri oscuri sono vasti e impersonali, per la maggior parte delle persone, in questa grande cattività –ad eccezione di George W. Bush, Dick Cheney e Glenn Beck.

Poiché la classica cura progressista di Wallis per eliminare i mali sociali è quello di mettere sempre più potere economico nelle mani di Cesare, dobbiamo pensare che adesso nessuno ha bisogno di comprendere nulla di economia o di politica fiscale. Cesare ha tutto sotto controllo, o comunque, presto risolverà tutto. Ma la realtà è ancora difficile per Wallis. È probabile che il tuo capo, un repubblicano o qualcuno che guarda Glenn Beck, stia gestendo l’ufficio open-space un po’ troppo rigidamente? La soluzione di Wallis arriva sottoforma delle generose leggi sul lavoro e delle politiche in materia di ferie dell’Unione Europea. Sorprendentemente, sembra non sapere che il progetto dell’UE scricchiola sotto il peso delle politiche in materia di welfare che Wallis può solo sognare, sta barcollando sull’orlo del precipizio.

Per quanto riguarda la creazione di ricchezza accade in un modo magico come gli alchimisti medievali trasformavano il piombo in oro. Nella fantasticheria economica di Wallis, il fatto che ci sia ricchezza, è ovvio. Sarà sempre qui, - ed è qui per essere usata. Il lavoro di Wallis non consiste nel comprendere com’è stata creata la ricchezza, ma quello di fare la morale e condannare gli intermediari finanziari: le persone che sono dietro Reaganomics, Enron, Gordon Gekko, Bernie Madoff, i banchieri cattivi di “La Vita è Meravigliosa.” Ha addirittura sfoderato un aneddoto per mostrare che dietro la Grande Pestilenza di Marsiglia del 1720 c’è la cattiveria genetica dei commercianti.

Nel suo nuovo libro, Wallis riconosce in due o tre paragrafi che ci potrebbe essere un aspetto positivo dell’economia di mercato. Ma forse non ci crede troppo. “I mercati,” dice, “sono il modo migliore che l’uomo conosce per creare beni e servizi, anche se spesso non sono capaci di distribuirli in modo equo.” Ah si, dove sta il Grande Distributore quando ne abbiamo bisogno? Secondo lui, il problema economico viene da “chi controlla il mercato.” Così siamo ritornati al corso basico di economia. Si può far parte del mercato beneficiando di scambi reciproci. Nel mercato puoi addirittura imbrogliare il tuo prossimo se ci sono intenzioni malevoli nel tuo cuore. Ma nessuno e nessun governo può coordinare o gestire l’economia comandando dall’alto. È cosa già provata.

Allo stesso modo, Wallis dedica due righe del libro al concetto che “i ricchi come i poveri possono essere furfanti e eroi.” Questo sarebbe –scusate –una semplice credenza dei cristiani ortodossi sull’umanità peccatrice. Ma che dire di tutti i ricchi che non condividono l’economia di Dio? Manca poco a Wallis per condannare la “ricchezza” per aver cambiato in modo negativo l’idea di molte persone sulla ridistribuzione “quasi in una parolaccia.” Peccato orribile!

Così, Wallis si fa carico di ridefinire la ridistribuzione della ricchezza, rendendola più auspicabile con le citazioni delle Scritture e dei fondatori americani che – secondo lui – sostengono il suo punto di vista. C’è solo un problema. La ridistribuzione, ammette Wallis richiederà “nuove regolamentazioni e responsabilità da parte dei nostri governi” per far si che vada tutto bene. “Una nuova etica di responsabilità sociale richiederà una nuova struttura di regolamentazioni sociali in cui l’importante attività degli imprenditori possa svolgersi nel modo migliore.” Questo è quanto! Avremo una nuova struttura di “regolamentazione” governativa per incentivare gli imprenditori che stanno aspettando solo il permesso dei legislatori per iniziare le loro attività.

Qual’è la soluzione di Wallis ai mali del mercato? Bene, voilà: i lavori creati dall’”energia rinnovabile”—lavori che hanno il duplice vantaggio di essere attività senza senso di colpa e che sono supportate dal forte intervento del governo. Fa lo stesso, è utopistico lo stesso. Wallis ha il coraggio di richiedere di “ricablare” l’intera rete elettrica degli Stati Uniti (ve lo potete immaginare!). La sua soluzione per la decadenza di città come Detroit? Giardinaggio e zootecnica nelle terre che centinaia di migliaia di persone hanno abbandonato alla ricerca di opportunità migliori altrove. Presumibilmente si possono convincere queste persone a ritornare con la prospettiva di una nuova carriera come allevatori di polli o pastori di pecore. Ma il ritorno di Motown alle praterie del Mezz’Ovest sarà anche accompagnato, secondo Wallis, dalla trasformazione di quei vecchi e arrugginiti impianti automobilistici in fattorie di mulini a vento per la produzione di energia rinnovabile. Il profeta Wallis ci ricorda che una conversione totale all’energia rinnovabile non richiederà solo “un cambiamento del sistema energetico” ma ,,, indovinate un po’... “un cambiamento di sentimento”.

Il libero mercato, secondo lui, è anche una forte minaccia per la democrazia americana:

“...ora la vera battaglia non è quella del capitalismo contro il socialismo, ma quella del mercato senza restrizioni contro la vera democrazia. Abbiamo visto la tirannia del mercato onnipotente; ed è arrivato il momento di riaffermare le nostre migliori e più basilari tradizioni di. responsabilità democratica.”

È così che Wallis ha in mente di attirare gli uomini d’affari e gli imprenditori alla sua visione moralista? Pensa davvero che penalizzando gli imprenditori li porterà a far ricadere su di loro la responsabilità della costruzione dell’economia dell’energia rinnovabile? Prima di tutto, bisogna segnalare che l’economia statunitense non è così “onnipotente” o “senza restrizioni” ma un’economia mista fortemente regolarizzata. C’è un’ampia e crescente partecipazione del governo a tutti i livelli del settore privato, più recentemente nel sistema sanitario, nel settore automobilistico, e nel settore dell’intermediazione finanziaria. I grandi progetti non possono regolare il settore energetico, in schemi limitati e commerciali, per salvarci dal riscaldamento globale. Ancora una volta Wallis sembra di non aver capito questo punto.

Mentre le prescrizioni di Wallis per la “riforma” dell’economia americana sono ridicole, non si può dire altrettanto dell’influenza di Wallis sui giovani. Wallis stesso si vanta del fatto che la metà del suo pubblico è al di sotto dei 30 anni. Questi sono giovani, lui dice, “che vogliono seguire quel Gesù che proclamava la Buona Novella ai poveri, la libertà agli oppressi, e l’Anno Giubilare!” Questa è la visione di Gesù, quella di un Organizzatore Divino della Comunità, quello descritto da Wallis come un “personaggio affascinante” tutto dedito alla giustizia sociale e il cui gesto più emblematico è quello di rovesciare i tavoli dei cambiavalute nel tempio. Non vi aspettate che ventenni che sentono queste cose si mettano presto a lottare per la libertà economica.

A gennaio, parlando al Brookings Institution per pubblicizzare il suo nuovo libro, Wallis ha sostenuto che “la comunità dei credenti” stava percependo le questioni economiche sempre più come questioni morali. Fin qui, tutto bene. Ma questa ricerca morale dal suo punto di vista richiede un governo attivista per mirare a un migliore “equilibrio” nelle questioni economiche. Ritorniamo di nuovo a Cesare. A Brookings, Wallis ha anche chiarito che lui non era del tutto convinto che l’idea della moralità è per forza radicata nella fede – uno strano sentimento per un attivista cristiano, per un profeta dei nostri giorni. Ha insistito dicendo, “La religione non ha il monopolio sulla moralità,” ha insistito. “Chiariamo questa cosa: la religione non ha il monopolio sulla moralità. Abbiamo bisogno di qualcosa di più di un movimento religioso.”

Bene, perlomeno Wallis è stato onesto su questo punto. Ma soprattutto quando si fa riferimento a questioni economiche c’è bisogno di qualcosa di più di pie denuncie religiose e di facile morale. C’è bisogno della conoscenza reale dell’economia.