Il pregiudizio pro – sindacalismo della dottrina cattolica


Esiste una certa tendenza pro-sindacalismo di vecchia data nella dottrina sociale cattolica, che risale alla lunga storia delle lotte dei lavoratori per ottenere un giusto salario e condizioni di lavoro sicure. C’è una visione un po’ romantica al riguardo, legata a forti preoccupazioni morali. E non riguarda solamente la storia passata. La Chiesa Cattolica ha giocato un ruolo fondamentale nella caduta del comunismo in Polonia attraverso l’influenza sui sindacati in sciopero contro l’oppressione, o meglio, la coercizione statale.

Papa Giovanni Paolo II, che conosceva bene il ruolo sociale dei sindacati, mise tuttavia in guardia concernente il loro scivolare verso la politica. Nella sua enciclica Laborem Exercens, scrisse: “I sindacati non hanno il carattere di ‘partiti politici’ che lottano per il potere, e non dovrebbero neppure essere sottoposti alle decisioni dei partiti politici o avere dei legami troppo stretti con essi”.

Ad ogni modo, la realtà in tutti gli affari pubblici, è che le condizioni cambiano. Solo perché chiamiamo qualcosa “sindacato”, questo non ne fa automaticamente una cosa buona e morale. È sempre necessario fare delle considerazioni che riguardino la giustizia e la libertà. In generale, la lunga storia del sindacalismo è sempre stata legata al diritto di libera associazione. Ritengo invece che la pratica corrente nell’organizzazione dei sindacati del settore pubblico, abbia poco o niente a che vedere con tale principio, quindi sarebbe giusto e opportuno che la dottrina sociale della Chiesa lo riconoscesse.

Questa realtà ci viene alla mente in seguito alle proteste nel Wisconsin contro i cambiamenti proposti nella contrattazione collettiva dei sindacati del settore pubblico. Ma la forza motrice dietro a questo procedimento budgetario non ha nulla a che fare con i diritti umani, a meno che uno non voglia considerare i diritti dei contribuenti del Wisconsin.

L’allarmante realtà dello sforamento budgetario e del debito statale e federale è qualcosa che non può essere negato. Tagli accorti ma necessari devono essere fatti nel budget del Wisconsin e gli impiegati statali devono essere una parte di tale piano. Che ruolo hanno in tutto questo i sindacati del settore pubblico? È praticamente impossibile per chiunque lavori nel settore pubblico non esserne membro, e i sindacati riscuotono delle quote sindacali che funzionano come delle vere e proprie tasse.

Ma non è sempre stato così. I sindacati del settore pubblico nacquero dopo la Seconda Guerra Mondiale sulla scia del collasso di molti apparati politici delle grandi città, ed erano un modo conveniente per gli impiegati del governo per ottenere salari più alti a spese del pubblico.

Cosa ha a che fare tutto questo con il diritto di associazione? I sindacati industriali sono in declino da decenni esattamente a causa della libertà di associazione. L’attività organizzativa si è spostata verso il settore pubblico dove i contributi politici dei sindacati hanno molto peso. I sindacati che mantengono la loro forza, lo fanno schiacciando il diritto di associazione e negando alternative ai lavoratori e ai contribuenti.

Stephen J. Haessler, ex-membro di un sindacato del Wisconsin, mi ha detto: “La mia esperienza con i sindacati come ex-membro di un’affiliata locale WEAC (Wisconsin Education Association Council) è molto istruttiva. Mi sono opposto all’utilizzo dei miei fondi per l’appoggio di candidati politici, ma le mie opinioni e le mie preferenze non avevano alcuna importanza in quanto le quote mi venivano automaticamente detratte dalla busta paga, indipendentemente dalla mia adesione o meno al sindacato. Questo era una violazione al diritto di libertà di associazione”.

I cattolici dovrebbero chiedersi questo: “I sindacati che io supporto, corrispondono veramente alla descrizione idealizzata dalla dottrina sociale cattolica? O si sono snaturati a tal punto da mantenerne solo il nome ed essere invece macchine politiche per coartare i lavoratori ed prenderne il denaro attraverso il processo politico?”

La tendenza pro-sindacalismo della dottrina sociale cattolica è radicata nella percezione secondo la quale i sindacati soddisfano delle condizioni morali. Quando però falliscono in questo, l’applicazione della dottrina morale può cambiare. Non esiste una ragione a priori per cui si debba sostenere ogni rivendicazione dei sindacati e non c’è ragione per cui i cattolici dovrebbero sentirsi in obbligo dottrinale nel farlo.

L’articolo originale in inglese “Catholic teaching's pro-union bias” è comparso sul sito del giornale Milwaukee Journal Sentinel il 28 febbraio 2011.