
Il debito e il deficit, in questo periodo sembrano essere un pensiero ricorrente. Mentre ci preoccupiamo per i problemi fiscali del governo americano, per la fragilità del sistema bancario europeo o per l’impatto del debito sul nostro stile di vita che sfigura le nostre esistenze, molte persone cercano una guida per capire come allontanarsi da questo guaio senza arrecare danni alle proprie anime.
A tale proposito, i cattolici si rivolgono istintivamente alla Dottrina Sociale della Chiesa per capire da che parte andare. Purtroppo le moderne encicliche sulla Dottrina Sociale della Chiesa hanno poco da dire a proposito di questioni finanziarie. Anche il Compendio del Dottrina Sociale della Chiesa del 2004 non dedica molto spazio alla finanza o al debito pubblico e non fa mai riferimento alla dimensione morale del debito pubblico e privato.
Questa mancanza di riflessioni cattoliche valide in materia finanziaria lascia perplessi. Poiché, in passato abbiamo assistito alla propaganda dei Secoli Bui e della mitologia delle Leggende Oscure che ha distorto la visione di molte persone a proposito del Medioevo e ancora di più a proposito del cattolicesimo, oggi abbiamo riscoperto molte pratiche di finanza e di tecnica bancaria derivanti dal mondo cristiano medievale— in passato forgiato e alimentato dalla Chiesa.
Infine, per molti secoli, i vescovi cattolici e i teologi investivano tutte le loro energie cercando di capire il mondo finanziario a causa del problema dell’usura. Quindi i pensatori cattolici sono stati tra i primi ad identificare la definizione primaria del denaro e ad illustrare in che maniera il denaro, unito alla condizione della libertà economica, poteva assumere la forma di capitale, dimostrando la legittimità morale di addebitare l’interesse sul denaro, in quanto capitale e a stabilire la situazione morale di debiti diversi in contesti diversi.
È il caso di notare i primi teologi cattolici moderni hanno attaccato il governo che cercava di risolvere la questione del debito con provvedimenti quali l’inflazione oppure la tecnica di prestare più denaro per i pagamenti di interesse sul debito pubblico esistente, oppure spendendo grandi quantità degli introiti delle tasse per pagare il debito o per attività moralmente deplorevoli o che semplicemente non appartenevano alle funzioni principali di un governo costituzionalmente limitato.
Vi sembra una cosa già sentita?
Oggi, cerchiamo senza risultati di far studiare il nostro problema del debito e del deficit ai pensatori cattolici partendo e basandosi su una buona informazione e sulla moralità cattolica. Non sentiamo, per esempio, molti cattolici parlare pubblicamente delle virtù morali essenziali per la gestione finanziaria: assunzione prudente dei rischi, risparmiare, mantenere le promesse, e assumersi le responsabilità per il nostro debito— privato o pubblico.
Invece, troviamo forti ammonizioni quali, “gli interessi dei poveri, prima di tutto” in un periodo di tagli al bilancio. Il desiderio di salvaguardare gli interessi dei poveri in un contesto di restrizioni fiscali è lodevole. Ma non è un motivo valido per non parlare delle scelte spesso moralmente discutibili e delle politiche che facilitano in primo luogo la comparsa del nostro dilemma a proposito del debito personale e pubblico.
Un cattolico che ha dimostrato di impegnarsi a proposito di tali questioni è stato solamente Benedetto XVI. Nel suo libro intervista del 2010 Luce del Mondo, Benedetto ha fatto riferimento ad un disordine morale associato all’aumento del debito privato e pubblico. Benedetto scrive che la volontà da parte degli esseri umani e dei governi di fare ciò significa che “stiamo vivendo a spese delle generazioni future”.
In altre parole, qualcuno dovrà pagare per tutto questo debito. E chiaramente molti europei occidentali e molti americani sembrano quasi contenti che i loro figli pagheranno il conto. Si tratta di una violazione evidente della solidarietà intergenerazionale.
Ma Benedetto ha affinato l’argomento. Questa volontà dei governi, delle comunità e degli individui di mettere da parte il debito significa che le persone stanno “vivendo nella menzogna.” “Noi viviamo,” Benedetto dichiara, “sulle basi dell’apparenza, intanto i debiti ingenti sono considerati semplicemente come qualcosa che abbiamo il diritto di trattare”.
Infatti, è possibile andare oltre sostenendo che tali atteggiamenti sono il riflesso di una mentalità di ateismo pratico: vivendo e agendo come se Dio non esistesse, come se l’unica vita fosse questa che viviamo qui, come se il futuro non avesse importanza. Solo chi non ha speranza— nessuna speranza in Dio, nessuna speranza nella redenzione nessuna speranza nel futuro— può agire e pensare in questo modo.
L’economista John Maynard Keynes una volta scrisse una celebre frase: “A lungo termine saremo tutti morti.” Bisogna ammettere che Keynes stava facendo un riferimento specifico alla teoria monetaria. Ma le sue parole evocano uno scenario che dovrebbe turbare i cattolici e gli altri cristiani.
Per questo scegliamo di vivere le nostre esistenze secondo una prospettiva dominata dalla gratificazione immediata o perseguiamo politiche economiche basandoci sempre su risultati a breve termine (che è più o meno il tallone d’Achille di Keynes), così non occuparci del debito è una cosa completamente razionale. Ma che cosa ci mostra a proposito delle nostre priorità e concezioni della prosperità del genere umano?
Accollarsi il debito non ha una natura intrinsecamente negativa. In molte circostanze è una decisione completamente ragionevole. Tuttavia una situazione di aumento inesorabile del debito e il fallimento nell’affrontare le sue cause economiche e morali può corrodere lentamente il nostro personale senso di responsabilità di imporre liberamente degli imperativi a noi stessi e ci fa cadere nella tentazione di vivere in un mondo fantastico di irrealtà morale e fiscale.
Questi atteggiamenti, non solo indeboliscono l’economia. Il danno al nostro benessere personale morale, per non parlare dell’ecologia morale di intere società, è incalcolabile.
Nota: l’articolo originale, “Debt, Finance and Catholics,” è comparso il 5 maggio 2011 sul sito web di Crisis Magazine”. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.
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