Il crollo: la classe politica europea ha fallito


In Europa l’elenco delle perdite dovute alla crisi finanziaria apparentemente senza fine continua a crescere. Se sei giovane, se sei un contribuente, o un tedesco dell’attuale Unione Europea, hai buone ragioni per credere di essere in cattiva compagnia.

Esiste, tuttavia, una perdita incombente la cui scomparsa è completamente meritata. Si tratta della perdita di credibilità della classe politica europea.

Dopo aver assicurato agli europei negli ultimi 50 anni che sapevano quello che facevano, oggi, i politici europei stanno assistendo impotenti al peggiore vortice economico del continente dai tempi della Depressione: una calamità a cui le loro politiche hanno notevolmente contribuito.

E si tratta di una classe di politici europei a cui mi riferisco - un gruppo che ha addirittura sviluppato caratteristiche nettamente familiari.

Un politico europeo che è sotto a riflettori dal 2009, il primo ministro greco George Papandreou, è figlio e nipote di ex primi ministri greci Andreas Papandreou e George Papandreu Senior. Questo fa venire in mente la parola "dinastia".

Allo stesso modo, un membro del partito socialista è in prima linea tra i candidati alle elezioni presidenziali francesi nel 2012, Martine Aubry, è la figlia di Jacques Delors. Oltre ad essere l'ottavo presidente della Commissione Europea, Delors è stato ministro dell'economia durante la presidenza di François Mitterrand.

Parlando dei Mitterrand, il nipote di François, Frédéric Mitterrand, è attualmente ministro della cultura del presidente Nicolas Sarkozy. Il figlio di quest'ultimo, Jean Sarkozy, è stato eletto come consigliere comunale alla tenera età di 22 anni. Il Partito Nazionale di estrema destra francese ha mostrato, quanto quest’abitudine sia diventata una pratica regolare del panorama politico francese, quando, nel mese di gennaio di quest’anno, la sua leadership è passata da Jean-Marie Le Pen a sua figlia Marine Le Pen (i cui primi due mariti, casualmente, erano membri del partito).

Per quanto riguarda l’Irlanda si tratta di un caso singolare da tenere in considerazione. Dall'indipendenza irlandese nel 1922, letteralmente dozzine di familiari - figli, figlie, fratelli, sorelle, nipoti, cugini, mogli, mariti, suoceri - si sono succeduti nella legislatura (a volte nella stessa sede legislativa).

In breve, i legami familiari pervadono il panorama politico dell'Europa in maniera così forte da sminuire la presenza delle famiglie Daley a Chicago, Bush nel Texas, e Cuomo a New York.

In Europa, ulteriori coincidenze, tuttavia, rendono la politica una professione che fa apparire i Cuomo dei dilettanti a confronto. La maggioranza dei partiti politici europei secondo la loro legislazione ha relativamente pochi membri in parlamento. Tuttavia, essi costituiscono la base di una carriera a tempo pieno per molti membri del partito.

Un buon esempio è il presidente finlandese Tarja Halonen. La sua carriera politica cominciò all'università quando ha lavorato come segretario dell'Unione Nazionale degli Studenti tra il 1969 e il 1970. L'anno successivo, Halonen è entrata nel Partito Socialdemocratico (che oggi conta esattamente 50.000 membri) e ha lavorato come avvocato per il movimento sindacale socialdemocratico-affiliato. Nel 1974, divenne segretario parlamentare del primo ministro. Due anni dopo, Halonen è stata eletta consigliere municipale di Helsinki. Nel 1979 è diventata parlamentare, ha svolto quella carica per 21 anni. Halonen ha svolto alcuni incarichi ministeriali fino alle elezioni presidenziali nel 2000.

In breve, fin dall’università, Halonen ha fatto carriera solo in attività correlate alla politica o negli uffici governativi. La sua storia, tuttavia, è abbastanza comune.

Consideriamo il caso dell’attuale presidente del Consiglio europeo, il belga Herman Van Rompuy. La sua carriera politica è iniziata quando è stato eletto, all'età di 26 anni, presidente della Democrazia Cristiana nella sezione dedicata ai giovani. Oltre ad un breve lasso di tempo di tre anni nei primi anni ’70 quando ha lavorato presso la banca centrale del Belgio e un breve periodo negli anni ’80 in cui ha lavorato all’università, Rompuy ha continuamente rivestito incarichi politici prima della sua attuale posizione.

Ci sono comunque delle eccezioni in questo modello (ad esempio, la tedesca Angela Merkel). Ma la ricerca è ardua e lunga, non si trovano facilmente. Questo è sufficiente a farsi beffe dei soliti allegri discorsi che si fanno in Europa a proposito di "apertura" e "diversità".

Tutto ciò mi riporta al mio ultimo punto: la diversità - o meglio la sua mancanza - quando si tratta delle idee delle classi politiche europee.

Indipendentemente dal fatto che siano a sinistra o destra, molti politici europei condividono un forte impegno per l’applicazione del modello sociale europeo.

Parlando in termini più generici, tale modello afferma alcune istituzioni di mercato (come i prezzi liberi), ma sottolinea anche importante ridistribuzione della ricchezza, stato assistenziale di portata più ampia e forte regolamentazione del mercato del lavoro. A questo bisogna aggiunge un forte stress da parte del governo per coordinare tutte le attività a monte e a valle (cioè, i politici di professione).

I problemi derivano da questa miscela – spesa pubblica fuori controllo, disincentivi all’imprenditorialità, facilità di corruzione, settore pubblico eccessivamente ampio – la questione ha cominciato ad essere più chiara quando parole come "euro-sclerosi" sono diventate comuni negli anni ’70. Ecco perché, ancora oggi, i politici europei sono così lenti a reagire di conseguenza affrontando le cause della sclerosi?

Una ragione è che la liberalizzazione del mercato significherebbe diminuire la loro importanza nell'economia. Meno coordinamento a monte e a valle significa meno coordinatori a monte e a valle.

Ma un'altra causa del fallimento della riforma, sta nel fatto che i politici europei hanno poca o nessuna esperienza di vita nel mondo degli affari.

Cinque anni fa, un sondaggio del Senato francese ha rivelato che solo 30 dei suoi 331 membri avevano lavorato nel settore privato. Non a caso, si capì che conoscevano poco di questioni pratiche e attuali, come la gestione dell’ufficio che si occupa degli stipendi, perché le pesanti regolamentazioni del mercato del lavoro non invogliano ad assumere personale, o quanto le tasse alte raffreddano l’entusiasmo imprenditoriale.

Quindi, nessuno dovrebbe essere sorpreso de l fatto che la risposta di tanti politici dell'UE ai problemi attuali del continente è quella di sostenere un maggiore accentramento della politica economica e una maggiore regolamentazione, tutto in nome di un maggiore "coordinamento" a livello europeo. Niente potrebbe essere più lontano da questo modo di vedere le cose che immaginare che i politici con la loro comoda vita potrebbero essere parte del problema.

Il tempo, tuttavia, non è a loro favore. Mentre si aggrava la crisi in Europa, gli sforzi dell’ancien régime di controllare le questioni attraverso prestiti sempre più intergovernativi, atterraggi d’emergenza e giochi di prestigio continueranno a dare scarsi risultati. Purtroppo, come i Borboni, la maggior parte della classe politica europea non ha imparato niente. E, come in passato, sarà il cittadino europeo, piuttosto che i suoi politici, a subirne le conseguenze.

L’articolo originale: “Downfall: Europe's Failed Political Class” è stato pubblicato nell’American Spectator ed è  apparso sul nostro sito il 20 luglio 2011.