Cos’ha detto Griffiths: Il proprio interesse bene inteso


In America, in seguito alla crisi economica nazionale, dopo la conseguente crisi dell’economia globale e dopo vari tentativi di inquadrare e comprendere i problemi della cultura dell’economia moderna, i politici come pure gli esperti hanno cercato i responsabili. Forse, negli ultimi mesi, nessuno ha occupato questo ruolo pubblico in un modo tanto significativo quanto la Goldman Sachs, banca d’investimento di alto profilo. Come John Arlidge ha scritto lo scorso novembre, sul Times: “All’improvviso, la reputazione di Goldman è negativa proprio come i Cds (credit default swaps) e come altri strumenti economici esotici e inspiegabili e che la Goldman Sachs ha usato per comprare tranquillamente.”

L’azienda è stata oggetto di un servizio di Saturday Night Live in cui tra l’altro si consigliava di eliminare le parole “gold” (oro) e “sack” (busta) dal suo nome per migliorare la sua immagine aziendale obsoleta. Matthew Bishop, un direttore commerciale statunitense per l’Economist e coautore di The Road from Ruin: How to Revive Capitalism and Put America Back on Top, ha detto “Goldman Sachs è una grande azienda — “il problema è cavarsela a Wall Street.” Le cose andavano anche peggio per la Goldman Sachs quando i leader aziendali tentarono di descrivere l’andamento della banca sotto una luce morale e addirittura religiosa. Nel servizio di Arlidge, Goldman CEO Lloyd Blankfein sosteneva che svolgendo il suo ruolo in banca faceva “il lavoro di Dio.”

Durante un dibattito sulla morale e l’economia che ha avuto luogo a Londra nella St. Paul’s Cathedral alla fine dell’anno scorso, Lord Brian Griffiths, un consigliere e vice presidente della Goldman Sachs, disse: “Il comando di Gesù di amare gli altri come se stessi vuol dire fare il proprio interesse.” Questa dichiarazione ha fatto sorgere delle proteste non solo tra i progressisti per i quali la Goldman Sachs è il bersaglio preferito ma anche tra gli aderenti religiosi in campo politico. Al Sojourners blog, Chuck Gutenson prende in giro la dichiarazione di Griffiths definendola “esegesi intelligente”. Joseph Bottum, redattore del First Things, ha espresso il suo scetticismo a proposito della dichiarazione di Griffiths osservando (giustamente) che Griffiths “quando ha usato quest’espressione non aveva le idee molto chiare.” Nel numero di gennaio 2010 del Christianity Today era citata l’affermazione di Griffiths nella sezione “Quotation Marks”. Res ipsa loquitur; assistiamo al timido tentativo della Goldman Sachs di ottenere una giustificazione teologica all’avidità umana.

Riconoscere che pensiamo solo ai nostri interessi

In effetti, uno sguardo più attento e indulgente sui commenti di Griffiths rivela delle cose che una lettura superficiale non rivela. Primo punto, il passaggio di Bottum a proposito dell’inutilità della frase di Griffith, nel quale Bottum nota che durante il dibattito sembra sia stata riportata in modo sbagliato la dichiarazione di Griffith. Secondo punto, nella trascrizione (PDF), Griffiths, in realtà, non ha detto che il comandamento di Gesù era un’ “approvazione” dell’egoismo, invece ha detto che pensare solo al proprio interesse è una motivazione del comportamento umano. Griffiths ha detto: “Secondo me il comandamento di Gesù di amare il prossimo come se stessi significa riconoscere il proprio egoismo” (con aggiunta di enfasi). Si tratta di una dichiarazione differente da quella che gli è stata attribuita in diversi servizi giornalistici.

In secondo luogo, la dichiarazione di Griffiths va inserita nel suo contesto, in quanto egli stava facendo una distinzione tra pensare al proprio interesse (una categoria ampia) e essere egoisti (una categoria ristretta). Infine, Griffiths ha cercato di comunicare questa diversità nel dialogo con un altro esperto, Adair Turner, presidente della Financial Services Authority del Regno Unito, che aveva introdotto Adam Smith nella discussione. Griffiths ha detto che stava cercando di “essere solo un po’ meno teorico,” e ha osservato che per Smith “le azioni fatte per il proprio interesse, possono a volte essere egoiste, produrre buoni risultati, ma non penso che fare il proprio interesse sia qualcosa di negativo.”

Lo scenario teologico delle dichiarazioni di Griffiths è l’ampia visione agostiniana del giusto ordine dell’amore, il cosiddetto ordo amoris. Dobbiamo amare noi stessi; l’amore per se stessi è accettato e riconosciuto quando è compreso correttamente. Ma questo amore per se stessi deve essere ordinato rispetto agli altri amori, il più alto tra questi è quello per Dio. Da questa prospettiva, il comandamento di Gesù di “amare il prossimo come se stessi” unisce il giusto grado di amore per se stessi con il grado di amore agli altri. Tutti noi siamo stati creati a immagine di Dio e abbiamo pari dignità e abbiamo anche lo stesso diritto di essere amati. L’amore per se stesso, la cura per se stesso e la soddisfazione del proprio interesse devono essere regolati in base all’amore per gli altri alla cura per gli altri e alla soddisfazione degli interessi degli altri.

A questo livello, “l’esegesi intelligente” di Griffiths non ha niente di nuovo, e solo la citazione imprecisa dell’insegnamento di Gesù come “approvazione” piuttosto che come “riconoscimento” la rende contraddittoria. Come scrive C. S. Lewis, riflettendo soprattutto sul vangelo, “se in molte menti moderne è diffuso il concetto che desiderare il proprio bene e che sperare seriamente di raggiungerlo è una cosa negativa, secondo me questa nozione appartiene a Kant e agli stoici e non fa parte della fede cristiana.”

Prosperità e Generosità

Forse, però, la cosa più importante sta nel fatto che l’attenzione di Griffiths per queste vaghe considerazioni fa perdere di vista l’obiettivo più ampio, e si spreca molto tempo a discutere. Questo obbiettivo più ampio può essere caratterizzato così: “Secondo me, come cristiano penso che non dobbiamo essere impegnati solo, come dico io, a gettare le basi per la prosperità ma dobbiamo anche servire la nostra società in tutti i modo possibili, e credo che il simbolo della vita cristiana sia la generosità.” In questo modo diamo importanza all’altruismo e alla carità piuttosto che al pensare a se stesso e all’egoismo.

Il quadro che otteniamo guardando il contesto del dibattito e dei commenti di Griffiths in un modo più ampio non è quello di un banchiere avido che cerca giustificazioni senza fondamento nelle Scritture, ma quello di un cristiano serio e impegnato, chiamato all’apostolato che cerca di andare verso la sua strada attraverso le difficili tribolazioni della vita. Nel suo pensiero finale, Griffiths ha detto al pubblico: “Penso che ogn’uno di noi dovrebbe chiedere a se stesso – qual è il nostro orientamento e qual è il nostro orientamento morale? Verrà sempre il momento in cui voi ed io dovremo metterci in piedi per essere giudicati, e questa è una cosa molto difficile, può essere molto imbarazzante e molto penoso – ma io penso che è quello che dobbiamo fare e questo pomeriggio ho avuto la conferma del fatto che devo esaminare il mio orientamento morale sempre più.”

In altre parole, abbiamo bisogno di imparare sempre di più per collegare nel modo giusto l’amore per noi stessi e per i nostri interessi agli interessi degli altri esseri umani a noi vicini e sottomettere tutti questi affetti a Dio stesso. Non posso pensare a una maniera migliore per riassumere la vita dell’apostolato cristiano.