La Chiesa ha un obbligo morale nei confronti degli uomini e delle donne che “occupano” Wall Street ogni giorno.
Il noto movimento Occupy Wall Street e la sua diffusione ha posto una domanda difficile alle Chiese ed ai leader religiosi a proposito del modo corretto di affrontare criticamente movimenti culturali più ampi. Troppo spesso i leader religiosi accolgono a braccia aperte queste tendenze, questo porta ad affermazioni anacronistiche secondo le quali gli eroi della tradizione cristiana come John Calvin, San Francesco e John Wesley sarebbero realmente dei sostenitori attivi del movimento di occupazione. In altri casi, come nella cattedrale londinese di St. Paul e nella Chiesa Metodista Unita di St. Paul e di St. Andrew a New York, la Chiesa ha dovuto rispondere in qualche modo al fatto che i manifestanti si sono presentati alle sue porte. L’Union Theological Seminary di New York esprime “piena solidarietà con i manifestanti”, secondo il presidente del seminario Serene Jones. L’Union ha anche riaccolto recentemente Cornel West alla sua facoltà, in un posto dove, ha detto Jones, “l’impegno accademico e l’attivismo non vivono in due mondi diversi”.
È vero, naturalmente, che il Vangelo cristiano ha implicazioni sociali intrinseche, e che in alcuni casi l’azione politica diretta e l’attivismo sociale sono significativi, almeno per i singoli cristiani che elaborano delle proprie convinzioni, che non sempre corrispondono a quelle della Chiesa istituzionale stessa. Ha senso, quindi, che le coscienze di alcuni cristiani sono profondamente colpite dal messaggio diffuso dal movimento di occupazione e si sono gettati anima e corpo ed hanno condiviso la causa del cosiddetto “99 per cento”. Ciò dimostra, in parte, perché attivisti religiosi come Jim Wallis e Shane Claiborne sono positivamente impegnati in questo movimento di occupazione.
Ma il coinvolgimento e il sostegno alle proteste di tale movimento non sono una regola per aiutare il mondo per i cristiani di ogni convinzione. Non siamo tutti chiamati a identificarci con la ribellione dei perennemente indignati. Identificando le istituzioni della Chiesa con questi movimenti di protesta, c’è il rischio che i leader religiosi trascurino un’occupazione più importante: quella dei cristiani che occupano i banchi ogni Domenica mattina e che svolgono diverse occupazioni durante la settimana. Il tipo di impegno culturale dei cristiani può far parte di quella trama di attività moralmente legittime che si svolgono in tutto il mondo. Questo è sempre stato vero fin dagli inizi della Chiesa. Mentre uno dei primi apologeti Tertulliano ha osservato a proposito della presenza cristiana in mezzo al mondo romano pagano: “Abbiamo soggiornato con voi nel mondo, senza rinnegare il foro, la confusione, i bagni, le botteghe, i laboratori, le locande, il mercato settimanale e altri luoghi del commercio. Navighiamo con voi e combattiamo con voi, coltiviamo la terra con voi e allo stesso modo ci uniamo a voi nei vostri traffici, anche nelle diverse arti facciamo delle nostre opere una proprietà pubblica a vostro vantaggio”.
Il teologo olandese, giornalista e statista Abraham Kuyper ha dato voce alla spinta di questa diaspora cristiana nelle diverse vocazioni di vita con la sua articolazione delle conseguenze della sovranità di Dio. Egli ha scritto, “La Chiesa di Cristo sulla terra e il figlio di Dio non possono semplicemente ritirarsi da questa vita. Se il Dio del credente è al lavoro in questo mondo, allora in questo mondo, la mano del credente deve prendere in mano l’aratro e il nome del Signore deve essere glorificato anche con questa attività”.
Ciò significa che ci sono cristiani che già occupano Wall Street tutti i giorni nelle attività di uomini e donne d’affari, banchieri e investitori, commercianti e dirigenti, segretari e receptionist, portieri e guardie di sicurezza. La responsabilità della Chiesa nei confronti di queste persone che “occupano” è quello di fornire loro la formazione morale e spirituale necessaria per essere fedeli seguaci di Cristo ogni giorno nel loro proficuo servizio agli altri.
Un gruppo di uomini d'affari e ministri del Regno Unito hanno esplicato tutto ciò in una recente lettera al Times di Londra, in cui hanno osservato che: “Oggi molti cristiani lavorano nelle imprese, cercando di essere 'sale e luce'. Altri gestiscono organizzazioni...che si impegnano ad utilizzare gli affari e la finanza per apportare benefici sociali, per elevare gli standard di vita e creare posti di lavoro”. Attraverso questo tipo di sforzi i leader aziendali “sono parte del più ampio sforzo della Chiesa di riformare il capitalismo andando alla radice del problema: il cuore dell’uomo”.
I cristiani, quindi, devono occupare il mondo svolgendo le loro occupazioni, facendo tutto il loro lavoro come cristiani, qualunque esso sia, “in parole o in opere”, come ci insegna l’apostolo San Paolo, “nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” (Col. 3:17). In questo modo la Chiesa trova il suo impegno culturale più significativo e più incline al cambiamento attraverso la sua testimonianza del lavoro quotidiano dei cristiani che già occupano Wall Street (e tutti gli altri luoghi).
Nota: l’articolo originale How Christians Ought to "Occupy" Wall Street (and All Streets) è apparso il 15 dicembre 2011 su Patheos. La traduzione in italiano è dell’Istituto Acton.
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