Chi Risponde? «La Chiamata dell’Imprenditore» in Italia


 Articolo orginale scritto da Francesco Bellotti con la collaborazione editoriale di Michael Severance

Kishore Jayabalan risponde alle domande del pubblico a La Spazia

“L’imprenditore cristiano non è chi fa i propri affari tutta la settimana e poi lascia l’elemosina in chiesa la domenica. Ma chi mette in gioco il meglio di sé stesso tutti i giorni per creare ricchezza per sé e per gli altri".

Lo ha detto il Dott. Kishore Jayabalan, direttore della sede italiana del think tank americano, l’Acton Institute, sabato sera 19 febbraio in occasione dell’anteprima italiana del cortometraggio “La Chiamata dell’Imprenditore” (The Call of the Entrepreneur)  agli studi televisivi di Teleliguria Sud di La Spezia.

La serata è stata organizzata in collaborazione con Movimento Cristiano dei Lavoratori di La Spezia davanti ad un pubblico composto prevalentemente da imprenditori, dirigenti e professionisti liguri.  

"Indubbiamente ci sono imprenditori avidi, come del resto persone che fanno altri mestieri, ma i numeri dell’imprenditore non sono questi", ha detto il Dott. Jayabalan. Per un buon imprenditore «il rischiare nasce dalla fiducia, da una speranza nel futuro. Egli vede là dove altri non vedono e si adopera per costruire là dove ora non c’è niente".

Continuando la sua riflessione sulla vocazione imprenditoriale, Jayabalan ha sottolineato che l’economia, a differenza del poker, "non è un gioco a somma zero, in cui ci si arricchisce a scapito della povertà di altri. Il libero mercato è un mezzo attraverso cui si possono soddisfare i bisogni materiali dell’uomo". L’imprenditore deve "saper guardare al suo prossimo per capirne i bisogni e soddisfarli sempre meglio. Per questo, la sua opera creativa contribuisce al bene comune. Inoltre, crea posti di lavoro. E fa questo rischiando del proprio".

Certamente non è così per tutti gli imprenditori, ma «bisogna saper riconoscere e valorizzare una vocazione ricca di significato, anche sociale". Come si può supportare l’imprenditorialità? "Il buon imprenditore non lo si crea a tavolino, è una persona che risponde a una chiamata. Ma ci sono alcune condizioni fondamentali che le istituzioni devono garantire: il rispetto della proprietà privata, lo stato certo di diritto, poca burocrazia e una pressione fiscale giusta", ha concluso il Dott. Jayabalan.

Aggiunge Massimo Ansaldo, avvocato e dirigente della Compagnia delle Opere della Liguria: "La sussidiarietà, che porta gli ordinamenti sociali, riconosce l’operosità che nasce dal basso, cosi valorizzandola, (ispira) a libera iniziativa dei corpi intermedi quali la famiglia, l’impresa, le cooperative, le associazioni".

Gianluca Ceccarelli, un professionista nell’infotecnologia che è intervenuto nel dibattito seguito al documentario, ha dichiarato: "Col mio lavoro sostengo la mia famiglia. Non mi interessa accumulare denaro, ma reinvestire per migliorare sempre. Del resto, con Internet le opportunità di informazione e di crescita non mancano. É una grande occasione, ma bisogna saperla cogliere, se no rischiamo di perdere benessere".

Gian Piero Marafante, un imprenditore presente alla serata, ha  espresso le sue impressioni sul documentario: "La cosa che mi piace di più è fare squadra nell’impresa. Spesso mi chiedono perché insegno agli altri i miei segreti. La risposta è che la mia esperienza nessuno me la toglie. Ma insegnando contribuisco alla crescita della squadra, e questo mi dà una grande soddisfazione".

E anche Don Pietro Damian della Diocesi di Massa Carrara e originario della Romania, ha reso la sua testimonianza personale: "Quando sono arrivato in Italia ho capito il "segreto" dello sviluppo economico dei paesi occidentali. "A differenza dei paesi comunisti dove lo Stato era il padrone di tutto, qui la gente ha potuto sviluppare liberamente i propri talenti e l'ingegno," ha detto.

"La mia partecipazione alle iniziative dell'Istituto Acton (n.d.r. Acton Univeristy) negli Stati Uniti hanno accresciuto le mie conoscenze e mi hanno portato a stimare e promuovere nella mia missione pastorale quegli elementi che hanno fatto bella e grande la nostra civiltà, che senza la fede rischia di indietreggiare su tutto, anche economicamente!"  

"Invece di demonizzare ideologicamente l'impresa, facciamo rinascere una mentalità che unisca libertà d'impresa e impegno morale, che nella fede cristiana trova il fondamento e il sostegno", ha concluso.

La prima visione di "La Chiamata dell’Imprenditore" a La Spezia è una di tante serate previste nei prossimi mesper stimolare il dibattito sulle virtù imprenditoriali in Italia. Prossimamente l’istituto di ricerca americano andrà a Verona per una presentazione agli associati di sezioni dell’Unione Cristiana di Imprenditori e Dirigenti del Veneto.