L’economia americana continua a procedere lentamente, e da tutto lo scenario politico, in particolare quello di sinistra, la gente ha rivolto la propria attenzione alla disuguaglianza. Il movimento di occupazione di Wall Street, pur senza presentare dei piani concreti di riforma, sottolinea la crescente disuguaglianza tra gli americani che hanno un alto reddito che corrisponde all’1% e il resto degli americani che corrisponde al 99%, con l’implicazione che la crescita del reddito tra chi ha un reddito alto significa meno reddito per tutti gli altri. A supporto di questa linea di pensiero, il New York Times ha pubblicato un articolo all’inizio di novembre dal titolo“The Rich Get Richer” che in maniera fuorviante fa comprendere che i ricchi si stavano arricchendo sempre più, e si sono arricchiti anche durante gli ultimi tre anni, mentre i poveri stavano diventando sempre più poveri. Tra gli altri cronisti, Michael Medved ha sottolineato che, tornando indietro nel passato, secondo uno studio dell’Ufficio del Bilancio del Congresso, si può notare che succedeva il contrario: il reddito aumentava a piccoli passi per il ceto medio e basso. Per non parlare del fatto che c’era una grande quantità di alti e bassi tra le classi. In ogni caso, la parte superiore, l’1% ha perso la maggior parte dei soldi con perdite massime in dollari dopo il crollo finanziario del 2008.
Ma, se gli Occupanti (di Wall Street - ndt) avevano ragione su una cosa, è che vi è una crescente disuguaglianza nella vita degli americani. Scott Winship, basandosi sui risultati del progetto per la mobilità della Pew Charitable Trust come valutato dai suoi colleghi della Brookings Institution del centrosinistra, ha dimostrato che anche se i guadagni non sono stati così sorprendenti negli ultimi decenni come lo furono per gli americani di 40 anni fa, ciò che è stato evidente è infatti la “dilagante mobilità economica”. Si tratta di un fenomeno realmente dilagante, dalla mobilità al ribasso, superiore e centrale a quella centrale al rialzo. Egli ha notato che l’eccezione è “la mobilità al rialzo partendo dal basso”.
Mitch Pearlstein, che ha lavorato presso il Dipartimento della Pubblica Istruzione sotto la presidenza Reagan e George H.W. Bush e ha successivamente fondato il Centro Sperimentale Americano di Minneapolis, vede questa situazione come un problema sempre più grande. Il suo nuovo libro, From Family Fragmentation to America’s Decline (n.d.t. “Dallo Smembramento della Famiglia al Declino Americano”), lamenta questa incapacità di molti di percorrere la loro strada in salita partendo dai gradini più bassi della società. Ma piuttosto che soffermarsi sull’1%, si concentra sul 33 %. Questa è la percentuale di bambini che vivono con un genitore invece che con due. Questi bambini, vittime di quello che molti chiamano “lo smembramento della famiglia”, iniziano il loro percorso nella società con enormi deficit sociali ed educativi che sono difficili da ridurre, figuriamoci da colmare. Sempre più spesso, proprio per i bambini la mobilità verso l’alto è limitata. Il loro benessere economico ha portato alla diminuzione della concorrenza americana e anche a divisioni più profonde a causa delle disuguaglianze che sono state così ampiamente notate.
Questo aspetto non è nuovo. Nel suo primo capitolo, From Moynihan to "My Goodness", Pearlstein traccia le scoperte dei sociologi sugli effetti del divorzio, della famiglia monoparentale e in particolare dell’assenza dei padri nel periodo preso in considerazione dal famoso (o famigerato, secondo il punto di vista contemporaneo della sinistra) rapporto di Daniel Patrick Moynihan del 1965 sullo stato delle famiglie nere. Mentre Moynihan è stato attento a far risalire la spaccatura della famiglia nera a fattori come la schiavitù, il razzismo e altri fattori economici, è stato comunque demonizzato per il razzismo mostrato nel trattare l’argomento. Mentre altri sociologi che hanno lavorato dal 1960 al 1980 hanno sostenuto tutto quello che aveva dichiarato Moynihan, però non era politicamente corretto dire niente di tutto ciò, considerando che l’opposizione veniva da ambienti multiculturali e, naturalmente, dal movimento femminista che credeva che non solo le donne, ma anche i bambini, avevano bisogno degli uomini come i pesci di una bicicletta. In Losing Ground del 1984, Charles Murray ha avuto il coraggio di suggerire che gran parte dell’organizzazione del welfare messo in atto dagli anni ‘60 non solo non ha aiutato la vita familiare, ma ha favorito il divorzio e le famiglie monoparentali, creando per i bianchi gli stessi problemi che Moynihan aveva identificato tra i neri. La verità è venuta a galla quando figure liberali come Bill Moyers e poi William Galston hanno iniziato a pubblicizzare le realtà della disgregazione della famiglia.
Ora è praticamente certo dal punto di vista della sociologia che i padri e le madri sposati hanno un impatto maggiore sul benessere economico futuro dei bambini che non li rende soltanto semplici soggetti che “producono reddito”. I capitoli di Pearlstein sugli effetti della frammentazione della famiglia in “ogni immaginabile aspetto” e sull’istruzione sono preoccupanti nella loro completezza. Divorzi e famiglie monoparentali sono generalmente visti come fattori di rischio di povertà e fattori a rischio da un punto di vista della salute, della sicurezza, di una buona istruzione per tutti i bambini, senza eccezione. Egli verifica questo non solo in base a studi condotti negli Stati Uniti ma anche tra le altre culture. Ciò che è particolarmente deprimente sulla vita della famiglia americana è che i bambini americani nati da due genitori sposati hanno maggiori probabilità di sperimentare la disgregazione della famiglia (o “smembramento” se vogliamo utilizzare l’eufemismo attuale) rispetto ai bambini svedesi nati da genitori conviventi. (Pearlstein è attento a notare che questa è una misura comparativa - altri dati mostrano che le conseguenze per i bambini con genitori sposati sono di gran lunga maggiore del semplice aspetto legale. Per i bambini è ancora meglio avere dei genitori sposati che conviventi).
Moynihan e prima di lui Pearlstein fanno attenzione a dire che non tutte le forme di povertà, i fallimenti del sistema sanitario e gli abbandoni scolastici sono causati dallo smembramento della famiglia, ma “questo è vero per la maggior parte di tali problemi”. Sulla base dei dati precedentemente menzionati a proposito della mobilità diffusa al rialzo, almeno nel caso delle classi medie, i risultati di Pearlstein non mostrano un quadro positivo del futuro dell’America. Tutti i dati, in particolare quelli del Progetto Nazionale sul Matrimonio del 2010, mostrano che la “tendenza di non sposarsi”, come dice Kay Hymowitz, è diventata una caratteristica delle classi medio-alte. I dati di Pearlstein mostrano che gli effetti dello smembramento della famiglia non sono limitati ai poveri, ma colpiscono i bambini di tutte le classi che subiscono lo smembramento. Pearlstein ci tiene a chiarire che lui non punta il dito contro qualcuno, né vuole negare che molti bambini in famiglie monoparentali o con i genitori divorziati possono stare bene. Ma tutti i dati attendibili di cui si dispone mostrano che i bambini in queste situazioni sono esposti ad un rischio maggiore di insuccesso scolastico e saranno adulti deboli da un punto di vista economico.
Nell’era dell’informazione high-tech, il percorso della mobilità al rialzo dipende da un livello elevato di istruzione, sia sociale che intellettuale. Coloro che restano indietro in questi settori hanno sempre più difficoltà, non solo nel caso della mobilità verticale ma anche in termini più generici. Nel 2008 nell’innovativo “Marriage and Caste in America” (n.d.t. “Matrimonio e Caste in America”) Kay Hymowitz, di cui abbiamo precedentemente parlato, ha descritto il “proletariato delle madri single che si auto-perpetra” che è iniziato e viaggia di pari passo con il ciclo che si ripete delle madri con un’istruzione universitaria che educano figli che vanno al college, si sposato, e che hanno a loro volta dei bambini. Pearlstein aggiunge solo che, mentre molti credono che lo spostamento dei posti di lavoro all’estero è stato introdotto solo per evitare alti costi legati alla manodopera e alle regolamentazioni, molti posti di lavoro nel settore dell’alta tecnologia vengono attualmente trasferiti all’estero perché non ci sono abbastanza americani con l’istruzione necessaria per svolgerli. Questo deficit del lavoro porta un indebolimento della competitività americana che probabilmente è destinata a peggiorare.
Il costo dello smembramento della famiglia per il popolo americano ha anche un valore in termini di valuta che può essere calcolato approssimativamente. Pearlstein cita lo studio del 2008 di Benjamin Scafidi, il quale ha mostrato che la spesa pubblica per far fronte allo smembramento della famiglia è stata di circa 112 miliardi di dollari l’anno, sottolineando che questa stima “estremamente prudente” non teneva conto delle famiglie con un capo-famiglia maschio, dei programmi governativi come la tassa sulle detrazioni per i redditi lavorativi, delle spese sanitarie a carico dello stato per gli adulti non sposati e gli anziani soli, degli “effetti positivi del matrimonio sulla capacità di guadagno dei padri che porta ad un aumento del reddito” e della probabilità che i genitori sposati si avvalgono meno dei servizi pubblici a cui hanno diritto rispetto alle madri single. Tutti queste e molte altre questioni più difficili da identificare indicano una cifra di gran lunga superiore a 112 miliardi di dollari e non fanno altro che aumentare lo smembramento della famiglia, ci si rende conto di quanto i costi sono davvero alti.
Quali sono le soluzioni a tutto questo? O, più realisticamente, che cosa può aiutare a migliorare la situazione? Gli ultimi due capitoli di Pearlstein sui modi per rafforzare l’istruzione e il matrimonio sono molto vaghi. Pur non avendo alcun dubbio sul fatto che l’istruzione pubblica può essere migliorata, c’è un certo scetticismo circa la vasta gamma di riforme che sono state fatte nel corso degli ultimi cento anni nel settore dell’istruzione. Pearlstein pensa che le scuole private religiose hanno così tanto successo perché sono in grado di insegnare l’unità delle virtù intellettuali e morali. Scuole pubbliche che hanno avuto successo sono ugualmente “paternalistiche”, nel senso che insegnano a leggere, scrivere e far di conto, ma anche i valori della classe media, come la diligenza, la parsimonia, la cortesia e una forte etica del lavoro. A causa di vincoli imposti dai sindacati degli insegnanti e difficoltà legate ad un eccesso di burocrazia, tali scuole pubbliche, quando si riesce a trovarle, sono rare ed è difficile trovarne altre.
Per quanto riguarda il matrimonio, abbiamo ancora meno dati poiché l’incoraggiamento del governo a sostegno di una cultura del matrimonio ha avuto inizio circa 15 anni fa. I risultati non sono stati incoraggianti. Pearlstein non pensa che il governo non può incoraggiare i genitori a sposarsi, ma nel suo libro punta il dito ripetutamente sul fatto che il problema sta alla radice: nella nostra cultura. Anche se dà la diffusa impressione che il cristianesimo americano giudica, Pearlstein sostiene che “le istituzioni religiose devono essere più incisive a proposito di tale argomento, senza essere meno predisposte nei confronti di chi si trova nel bisogno”. I genitori non si sposeranno o resteranno sposati per “salvare l’economia” o per “ridurre le disuguaglianze”, ma faranno ciò per ragioni più profonde che avranno però lo stesso risultato.
Nota: David Paul Deavel è redattore associato di Logos: periodico di pensiero cattolico e cultura e redattore aggiunto del Gilbert Magazine. Questa recensione appare nel numero dell’autunno 2011 di Religion & Liberty. La recensione originale: One Percent or 33: America’s Real Inequality Problem è stata successivamente pubblicata sul nostro sito il 4 gennaio 2012. La traduzione in italiano è dell’Istituto Acton.
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